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09 luglio 2026
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Islamofobi cadono dal trono
di Rossella Ahmad

Mi hanno insegnato a non gioire mai delle disgrazie altrui e che infierire su chi sia al tappeto è segno inequivocabile di bassezza morale e codardia.

La conoscenza e la lunga frequentazione dell'Islam hanno solo enfatizzato un concetto già presente nella mia vita da sempre: non si parla degli altri se non puoi dirne bene e chi desideri il male dei suoi simili è destinato a fare i conti con il proprio prima o poi.

Faccio un'eccezione per questa gentaglia. E non si tratta neanche di desiderarne il male. Esso giunge da solo, come nemesi per chi abbia violato l'armonia del Cosmo, per chi abbia mentito, per chi abbia banchettato sulla pelle degli ultimi.

Lo esige la legge di causa ed effetto, il daimon, o, se vuoi, la testa spaccata in sette parti dei testi della saggezza orientale, anche questa altamente simbolica come retribuzione karmica per l'offesa fatta alla dignità della vita.

Sognavo e sogno di vederli cadere dal loro trono di cartapesta, l'uno dopo l'altro: i miserabili, che hanno rinunciato al sacro dovere della giustizia con l'hybris tracotante e superbo di chi sia convinto di restare per sempre su questa terra, a godere dei privilegi immeritatamente conquistati a suon di marchette.

Intendiamoci, Mario Adinolfi non possiede alcun trono, neanche di cartapesta. Un opportunista che da anni trascina la sua stazza alla ricerca compulsiva di un posto al sole, possibilmente uno scranno a Montecitorio, e che ha provato a giocarsi la carta dell'islamofobia come ultima ratio nella terra dei cachi.

Il crocifisso ipocritamente brandito in piazza tra una sex-worker ed un Porchetta, il campione di civiltà coatta assurto ad incomprensibile notorietà per essere stato blastato da gente incommensurabilmente più civile e perbene, smette di essere un simbolo religioso e diviene feticcio identitario, al pari di un babbo natale e di un panino con la porchetta.

Ma la sua caduta, questa nemesi che irrompe con una tempestività che mi fa pensare alla mano de Dios è significativa di ciò che di orrendo sta accadendo in questo paese.

Credo sia chiaro che gli islamofobi, per primitivismo culturale e provincialismo spinto ai massimi livelli - chi viaggi al di fuori del suo perimetro identitario difficilmente ne sarà vittima perché constaterà di persona la falsità di una propaganda velenosa e costruita ad arte - si siano messi in pessime mani.

Ma avranno modo di comprenderlo nel tempo con maggiore chiarezza allorché si paleserà anche ai loro occhi l'ipocrisia di un progetto concepito per parlare al ventre molle degli incolti e consentire di sopravvivere . a materiale strutturalmente destinato a decomporsi.

Sappiamo aspettare. I giganti della Palestina ci hanno insegnato un po' del loro sabr, la pazienza. La forza della temperanza, il sumud.

Ma poi, scomodare i Massimi Sistemi ed i rappresentanti più esimi dell'Altissimo Vivere, persino un frammento del nostro limitato e prezioso tempo vitale, per gente così mediocre: ne vale la pena? Non meriterebbero neanche l'onore della citazione e invece finiamo inevitabilmente a parlarne, consentendone l'infiltrazione mefitica anche in bolle ad essi precluse, le nostre.

Eppure bisogna parlarne. C'è ancora un salvabile da salvare. Ed io ne parlerò ancora. Ma per farlo avrò bisogno del corpo delle donne e dei mondiali in Qatar..

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