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08 luglio 2026
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Adinolfi ai domiciliari: il Popolo delle Fiches
di Raffaele Florio

Di solito le cronache giudiziarie ci costringono a occuparci di colletti bianchi, faccendieri di lungo corso o politici beccati con le mani nel sacco delle tangenti. Ma la mattinata romana ci regala una perla di rara e celestiale purezza: l'arresto di Mario Adinolfi. Non per una sbandata ideologica, non per un eccesso di zelo teologico, ma per la più prosaica, volgare e truffaldina delle accuse: **truffa ed evasione fiscale**.

Il paladino della famiglia tradizionale, il fustigatore dei costumi moderni, il censore universale che da anni distribuisce patenti di moralità a reti unificate, è finito ai domiciliari.

L’inchiesta della Procura di Roma svela un capolavoro che fa impallidire i classici del genere: altro che "Popolo della Famiglia", qui siamo davanti al "Popolo della Fiches".

Secondo i magistrati, il Nostro avrebbe messo in piedi un giochino ribattezzato "Scommessa Collettiva": una specie di miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci applicato alle scommesse sportive, promettendo ai malcapitati risparmiatori rendimenti stratosferici fino al 40% annuo con "capitale garantito". Peccato che, a quanto pare, l'unica cosa garantita fosse la sparizione del denaro, per un buco complessivo che sfiora i 5 milioni di euro, a cui la Guardia di Finanza aggiunge un antipasto di 400mila euro di tasse evase.

Dunque, ricapitolando. Mentre vergava dotti editoriali contro l'azzardo morale della società fluida, raccoglieva milioni dai privati facendo leva sul miraggio del guadagno facile.

Mentre spiegava agli italiani come si sta al mondo secondo le sacre scritture, dimenticava di spiegare al fisco dove finissero quei fiumi di denaro.

C’è una comicità irresistibile nel vedere questo gigante del bigottismo nostrano crollare sotto il peso del più classico dei decreti di custodia cautelare. Per anni ha puntato il dito indice contro chiunque non si allineasse ai suoi canoni medievali, tenendo però le altre quattro dita ben ripiegate verso la cassa. Sosteneva che la modernità avrebbe distrutto la società; nel frattempo, più modernamente, alleggeriva i portafogli dei suoi stessi sostenitori.

Ora che i finanzieri bussano alla porta non per chiedergli un parere sul testamento biologico ma per portarlo ai domiciliari, il bardo del rigorismo etico dovrà inventarsi una parabola molto convincente. Magari ci spiegherà che l'evasione fiscale è un peccato veniale rispetto al divorzio, o che la truffa aggravata è solo un modo alternativo di intendere la provvidenza.

Nel frattempo, l'unica scommessa collettiva vinta dagli italiani è quella di averlo finalmente visto per quello che è: non un pastore d'anime, ma un furbetto del quartierino in formato extra-large.


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