Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
08 luglio 2026
tutti gli speciali

Operazione Phoenix - quarta parte
di Emma Buonvino

Operazione Phoenix -Capitolo 4: L'Operazione Phoenix alla prova del diritto internazionale

Quando si analizza l'Operazione Phoenix è necessario distinguere tra la legittimità dell'obiettivo militare dichiarato e la liceità dei mezzi utilizzati per perseguirlo.

Ogni Stato impegnato in un conflitto armato ha il diritto di contrastare un'insurrezione. Tuttavia, questo diritto non è illimitato. Già durante la guerra del Vietnam erano in vigore norme del diritto internazionale che imponevano obblighi precisi nei confronti dei civili, dei prigionieri e delle persone poste fuori combattimento.

Le testimonianze raccolte nel corso degli anni, i documenti declassificati e le audizioni svolte dal Congresso degli Stati Uniti hanno descritto un sistema nel quale arresti arbitrari, torture, detenzioni senza processo e uccisioni extragiudiziali non furono episodi isolati, ma pratiche denunciate con una certa ricorrenza. Gli storici discutono ancora sull'estensione di tali pratiche, ma il loro verificarsi è ampiamente documentato. Dal punto di vista del diritto internazionale umanitario emergono alcuni principi fondamentali.

Il primo è il principio di distinzione: le parti in conflitto devono distinguere in ogni momento tra combattenti e popolazione civile. Quando una persona viene identificata come nemico sulla base di semplici sospetti, denunce non verificate o informazioni incerte, il rischio di colpire civili innocenti diventa estremamente elevato.

Il secondo è il divieto di tortura, considerato oggi una norma inderogabile del diritto internazionale. Nessuna emergenza militare, nessuna ragione di sicurezza nazionale e nessun obiettivo strategico possono giustificare il ricorso alla tortura o a trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

Il terzo riguarda il diritto a un processo equo. Una persona arrestata deve poter conoscere le accuse mosse nei suoi confronti e beneficiare delle garanzie fondamentali previste dal diritto. Le detenzioni segrete o a tempo indefinito rappresentano una grave compressione di questi principi.

Infine vi è il tema delle uccisioni extragiudiziali. Eliminare deliberatamente persone che non stanno partecipando direttamente alle ostilità, senza processo e senza un'immediata necessità militare, è incompatibile con i principi fondamentali del diritto internazionale.

L'Operazione Phoenix divenne così uno dei primi casi moderni nei quali intelligence, operazioni speciali e guerra psicologica si fusero in un unico sistema. Proprio questa integrazione rende ancora oggi Phoenix oggetto di studio nelle accademie militari, nelle facoltà di diritto e nelle commissioni che si occupano di diritti umani.

Lo studio di Phoenix non serve soltanto a comprendere il passato. Serve soprattutto a riconoscere dinamiche che possono ripresentarsi in altri conflitti: la progressiva espansione dei poteri dei servizi di intelligence, la segretezza delle operazioni, l'uso di liste di sospetti, il ricorso a forze speciali e la difficoltà di garantire controlli indipendenti.

Per questo motivo, il valore storico dell'Operazione Phoenix va oltre la guerra del Vietnam. Essa rappresenta un caso di studio fondamentale per comprendere il delicato equilibrio tra esigenze di sicurezza e tutela dei diritti umani, un equilibrio che continua a essere messo alla prova nei conflitti del XXI secolo.


per approfondire...

Dossier diritti

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale