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Remigrazione, oppio dei tonti
di
Domenico Cortese
L’economista italiano Emiliano Brancaccio ha reso noti dei dati che dimostrano come la “remigrazione”, oltre essere un’idea violenta e pretestuosa, sia anche impossibile. Insomma, un richiamo per tordi che hanno paura ad affrontare i loro veri nemici.
Innanzitutto, soprattutto nell’epoca del calo delle nascite, l’idea che l’immigrazione causi il declino delle retribuzioni e delle condizioni di vita dei nativi non trova riscontri macroeconomici adeguati. La più ampia metanalisi disponibile, su 88 studi pubblicati, è giunta alla conclusione che l’impatto dell’immigrazione sui salari reali dei lavoratori nativi è mediamente zero, e nei rari casi in cui è significativamente diversa da zero, l’impatto positivo sui salari dei nativi è forte mentre quello negativo è debole.
Continua Brancaccio, le analisi effettuate in questi anni chiariscono che il degrado delle condizioni salariali e di vita delle lavoratrici e dei lavoratori nativi dipende dall’abbattimento delle tutele legali contro i licenziamenti, il precariato e il lavoro nero, dall’indebolimento degli ispettorati del lavoro, dalla legislazione anti-sindacale, dal crollo degli scioperi, dallo spostamento dei carichi fiscali dal capitale al lavoro, dalla monopolizzazione dei mercati da parte delle grandi imprese. Insomma, dal fatto che la lotta di classe la stanno vincendo i capitalisti su tutti i fronti decisivi del conflitto sociale. Ovviamente.
La cosa interessante, e che svela l’imbroglio di gente come Vannacci, è che gli irregolari rappresentano appena il 6 percento degli immigrati in Europa. Le curve del declino demografico, invece, indicano che entro dieci anni perderemo 13 milioni di cittadini europei in età di lavoro, di cui quasi due milioni e mezzo in Italia.
È IMPOSSIBILE che una tale caduta possa esser compensata entro dieci anni da un boom delle nascite o della produttività del lavoro. Avremo bisogno di lavoratori immigrati anche solo per mantenere le ATTUALI capacità produttive. Se dunque blocchiamo l’immigrazione, potremmo trovarci dinanzi a uno shock da scarsità di popolazione, un fenomeno raro in tempo di pace. Non che questa ragione egoistica sia la principale contro la deportazione di esseri umani. Ma fa comprendere come parlare di “remigrazione” sia una contraddizione in termini se chi lo dice sostiene di voler rilanciare la produzione nazionale.
“Gli immigrati vogliono diritti senza doveri”. In realtà in Italia il tasso di occupazione degli immigrati è il 67 percento, pressoché identico a quello dei nativi: in larghissima maggioranza, gli immigrati sono lavoratori che pagano tasse e contributi, il loro apporto produttivo sostiene lo stato sociale di cui godono i nativi, in particolare gli anziani. E se non pagano contributi perché assunti in nero, è perché gli italianissimi padroni vogliono truffare la collettività.
Infine, Brancaccio sottolinea che non esistono relazioni statistiche significative tra aumento degli immigrati e aumento dei reati. Uno studio recente su 23 paesi europei esaminati in un arco di 15 anni mostra che, dall’omicidio al furto d’auto, la correlazione con l’immigrazione è zero.
Se l’obiettivo è rieducare i cittadini al vivere in società, gli unici ad essere deportati, nei campi di lavoro, dovrebbero essere gli imprenditori che pensano solo a sfruttare altri esseri umani, a evadere o a eludere tasse e imposte, a pagare sicari e squadristi per pestare chi protesta.
Tutti reati per i quali nessuno va in carcere, altrimenti la fetta di italiani dietro le sbarre sarebbe molto più grande.
 
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