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07 giugno 2026
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Scampoli di Storia patria
di Elisa Fontana *

Se si fa un giro per l’Italia nei Comitati costituenti di Futuro Nazionale abbiamo davvero la possibilità di un tuffo nel nostro passato più nero, di quel fascismo mai morto di cui si ostinano a certificare il trapasso solo i fascisti odierni, ovviamente.

E così se si gironzola fra Lazio, Calabria, Puglia, abbiamo uno splendido panorama da godere.

Ecco alcune intitolazioni del cuore dei Comitati del Vannacci nazionale, gloria e vanto delle nostre istituzioni: Memento audere semper - Achille Starace - Italo Balbo - Luigi Razza - Giuseppe Caradonna.

Facciamo velocemente un ripassino della storia patria per inquadrare meglio la situazione dei padri fondatori cui si rifanno i vannacciani.

Sul Memento audere sempre c’è poco da aggiungere, è un grande classico come il tubino nero di Armani, solca la nostra storia patria da D’Annunzio alla X MAS così cara al cuore del generalissimo.

Sull’intitolazione ad Achille Starace probabilmente si vuole sottolineare l’obbedienza pronta, cieca e assoluta al duce, fino al sacrificio estremo, dimenticandone i lati farseschi che ne nacquero in quella che Bottai definì “una dittatura formalistica e cancelleresca”.

Italo Balbo, gerarca violento, terrore delle campagne ferraresi, difensore con ogni mezzo, preferibilmente violento, degli agrari, dopo il salto a Roma si impegnò da sottosegretario nella creazione della moderna Aeronautica Militare, fu leggendario trasvolatore atlantico, impresa che gli assicurò grande fama, troppa per Mussolini che lo nominò Governatore generale della Tripolitania e della Cirenaica, relegandolo ai confini dell’Impero, dove morì volando, colpito misteriosamente dalla contraerea italiana mentre tornava da un volo di esplorazione.

Luigi Razza, dopo aver iniziato la sua carriera di sindacalista con Giuseppe Di Vittorio fu fulminato sulla via di Milano da Mussolini che seguì fin dalla fondazione dei Fasci di combattimento, fino a diventare vicesegretario generale della Confederazione delle corporazioni sindacali fasciste e poi Segretario della federazione nazionale dei sindacati fascisti dell’agricoltura e poi nel 1935 ministro dei lavori pubblici.

Giuseppe Caradonna, proveniente da una famiglia pugliese di grossi proprietari terrieri, con il sorgere dei Fasci di combattimento diventò l’animatore e l’organizzatore dello squadrismo regionale. Squadrismo che si distinse per la violenza contro i contadini in sciopero e le sanguinose spedizioni punitive, fino a quando fu ucciso dai fascisti a Mola di Bari il deputato socialista Di Vagno della cui morte fu indicato Caradonna come mandante morale.

Ecco, velocemente un ripassino di una storia patria che speravamo consegnata solo ai libri di storia, che sta ribollendo fuori dalle fogne della storia nella pervicace negazione di tutti i fascisti che ci assicurano che vediamo fascisti dappertutto senza motivo. C’è da crederli sulla parola, ovviamente.

* Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell'Osservatorio


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