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Io sono Parolisi
di Francesco P. Esposito *
No.
Non perché abbia ucciso una donna.
Ma perché ho più paura del Parolisi che potrebbe esistere dentro di me che di quello finito sui giornali.
La vita non è divisa tra uomini perbene e mostri.
È fatta di sfumature.
Io appartengo a una generazione di uomini cresciuti in un'Italia spesso maschilista, patriarcale e machista. Un'educazione che, troppo spesso, ci ha insegnato a considerare la donna come un possesso, un premio, un corpo, invece che una persona.
Di quel veleno culturale resta sempre qualche traccia.
Riconoscerla è un dovere.
Perché il femminicidio non nasce il giorno dell'omicidio.
Comincia molto prima.
Comincia nelle battute, nei modelli, nelle giustificazioni, nell'idea che una donna debba restare, obbedire, appartenere.
Il femminicidio non è soltanto il crimine di un singolo uomo.
È il sintomo estremo di una patologia culturale.
Il Parolisi di turno è soltanto la pistola fumante.
* Criminologo forense, componente del Comitato tecnico-giuridico dell'Osservatorio
 
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