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Nigeria indaga su abusi delle big del web
di Anna Carla Amato
Il presidente nigeriano Bola Tinubu ha ordinato all'autorità garante della concorrenza del Paese di indagare sulle principali aziende tecnologiche accusate di condotta anticoncorrenziale e di utilizzo non autorizzato di contenuti giornalistici, secondo quanto riportato da Reuters.
La Commissione federale per la concorrenza e la protezione dei consumatori (FCCPC) ha dichiarato lunedì sera che l'indagine esaminerà le denunce presentate da testate giornalistiche nigeriane contro diverse piattaforme digitali globali, tra cui Meta, Alphabet, X e aziende di intelligenza artificiale generativa operanti nel Paese.
Il caso è stato promosso dalla Nigerian Press Organization, un'organizzazione che rappresenta i proprietari di giornali, i sindacati dei giornalisti, le emittenti e gli editori online.
Secondo la FCCPC, l'indagine valuterà se le aziende abbiano abusato della loro posizione dominante sul mercato, posto in essere pratiche anticoncorrenziali, estratto o utilizzato commercialmente materiale giornalistico e televisivo protetto da copyright senza autorizzazione, o si siano basate su contenuti giornalistici per addestrare modelli di intelligenza artificiale generativa.
La commissione ha sottolineato che l'indagine non costituisce un accertamento di colpevolezza e che alle aziende interessate sarà consentito di fornire informazioni prima che venga presa qualsiasi decisione.
Questa mossa potrebbe rappresentare una prova significativa per le autorità di regolamentazione nigeriane, in un momento in cui i governi di tutto il mondo si confrontano con il crescente potere delle piattaforme digitali sulla produzione, distribuzione e monetizzazione delle notizie.
L'indagine non è stata ufficialmente collegata alla recente campagna di pressione statunitense sulla persecuzione religiosa in Nigeria. Tuttavia, si inserisce in un contesto di crescenti preoccupazioni ad Abuja e tra le testate giornalistiche nigeriane riguardo al potere delle piattaforme straniere di plasmare, amplificare e monetizzare le narrazioni sul Paese.
Tale preoccupazione è cresciuta da quando il presidente statunitense Donald Trump ha cercato di inquadrare la crisi della sicurezza in Nigeria attraverso una lente religiosa, accusando Abuja di non proteggere i cristiani e minacciando un possibile intervento militare. Tinubu ha respinto la definizione di Nigeria come Paese intollerante dal punto di vista religioso, affermando che non rispecchia la realtà del Paese né gli sforzi compiuti per proteggere i cittadini di tutte le fedi.
In questo contesto, l'indagine sulle grandi aziende tecnologiche assume anche una dimensione politica che va oltre il diritto d'autore e i compensi degli editori. Per i gruppi mediatici nigeriani, la questione non è solo se le piattaforme traggano profitto dal loro lavoro, ma se l'indebolimento del giornalismo locale renda il Paese più vulnerabile alle narrazioni esterne, alla disinformazione e a rappresentazioni semplificate di complesse crisi interne.
Dibattiti simili si sono svolti in diversi paesi, dove le autorità di regolamentazione si sono interrogate sull'opportunità che le grandi aziende tecnologiche paghino le testate giornalistiche per i contenuti utilizzati per attrarre utenti, generare entrate o sviluppare sistemi di intelligenza artificiale.
In Sudafrica, l'autorità garante della concorrenza ha raggiunto lo scorso anno un accordo con Google e YouTube che prevedeva un pacchetto di sostegno di 688 milioni di rand, pari a circa 42 milioni di dollari, per il settore dei media, a seguito di un'indagine sull'impatto delle piattaforme digitali sugli editori di notizie.
Anche la Francia ha multato Google per 500 milioni di euro nel 2021 per inadempienze legate alle negoziazioni con gli editori, mentre Australia e Canada hanno introdotto quadri normativi che hanno spinto le aziende tecnologiche a stipulare accordi di pagamento con le testate giornalistiche.
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