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Trattativa: Li Gotti denuncia procuratore De Luca
di Santina Sconza *
L'avvocato Luigi Li Gotti denuncia il Procuratore di Caltanissetta De Luca.
Luigi Li Gotti, legale di diversi collaboratori di giustizia, ha ufficialmente presentato alla Procura di Roma una denuncia contro il Procuratore di Caltanissetta De Luca.
Il reato commesso dal Procuratore De Luca secondo l'avvocato è di "reiterata falsa testimonianza commissiva ed omissiva".
L'avvocato Luigi Li Gotti preferisce l'azione concreta alle chiacchiere, dimostra la propria competenza giuridica agendo.
Così come aveva già fatto querelando Nordio e Piantedosi per il caso Almasri.
Ad Aprile ha depositato un esposto al Csm, viste le lungaggini e la non risposta, chiedendo di valutare il "grave comportamento del dott. De Luca" davanti alla Commissione parlamentare antimafia presieduta da Chiara Colosimo. Ora il legale ha deciso di rivolgersi anche alla giustizia ordinaria.
Le accuse che l'avvocato Li Gotti rivolge al Procuratore De Luca sono di non tenere in
considerazione tutte quelle prove emerse su mandanti e concorrenti esterni che dimostrano in maniera chiara come dietro le stragi vi sia ben altro.
Per l'avvocato l'audizione del Procuratore davanti alla Commissione antimafia nazionale non è stata del tutto veritiera:
"De Luca, consapevole del ruolo da lui rivestito, ha tenuto a precisare (anche tenendo a mente che la sua relazione-audizione era presidiata dall’art. 372 cp), 'di assicurare la completezza e correttezza dell’informazione'".
L' avvocato Li Gotti evidenzia le parole del Procuratore capo nisseno al termine delle otto ore di audizione nel momento in cui aveva detto: “Per quel che riguarda le istituzioni deviate o anche la pista nera, l'ho già detto più volte, può darsi, stiamo lavorando, ma allo stato non ci sono concreti elementi ostensibili di cui parlare. In ogni caso, l'accertamento di una partecipazione di istituzioni deviate o di destra eversiva non riguarderebbe la causale. Si troverebbero dei concorrenti esterni. Poi bisognerebbe capire qual è la causale di queste istituzioni deviate e di questi presunti estremisti eversivi della destra estrema. Bisognerebbe poi accertare perché c'è questo intervento e a che cosa tendono”.
Particolarmente "sconcertante", per l'avvocato, "l’affermazione del De Luca, secondo cui “allo stato non ci sono concreti elementi ostensibili di cui parlare”.
All'avvocato:
"Non pare proprio una conclusione coerente al dovere di fare conoscere tutto ciò che il Procuratore della Repubblica di Caltanissetta aveva l’obbligo giuridico di riferire, nell’arco delle otto ore di sua audizione".
E poi ha sottolineato come alle audizioni:
"non è seguita la possibilità di porre domande ai Commissari, non essendo stata fissata, all’uopo, una ulteriore audizione, essendo la maggioranza all’evidenza appagata dal compendio dichiarativo dell’autorità giudiziaria audita".
Infatti nessuno ha potuto porre domande e quesiti al Procuratore, pur avendo il diritto e il dovere i commissari di capire e di appurare se il Procuratore avesse detto tutto, o fare delle domande per avere risposte esaustive su alcuni passaggi non capiti i non sufficientemente chiari.
Forse qualcuno dei componenti aveva la necessità di chiedere al Procuratore perché la gip Graziella Luparello aveva rigettato per la seconda volta la richiesta di archiviazione e disposto nuove indagini sui mandanti esterni della strage di via d’Amelio.
Forse uno dei componenti voleva chiedere al Procuratore perché si ostinasse a seguire solo la pista Mafia-Appalti, per carità importante, ma perché non seguire anche le altre piste.
Forse qualcuno dei Commissari voleva ricordare al Procuratore che le stragi in Italia sono state sempre compiute dai neofascisti con l'aiuto dei poteri forti e della mafia.
Ricordiamo che dopo pochi giorni dell'udienza del Procuratore alla Commissione antimafia nazionale, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso che il Procuratore De Luca aveva presentato contro l’ordinanza del Giudice Graziella Luparello per le Indagini Preliminari.
Una frase di Totò Riina mi ritorna in mente:
"Senza i rapporti con il potere e con la politica, saremmo stati solo una banda di sciacalli".
La strategia delle bombe del '92-'93 non può essere una strategia solo di mafia, ma di suggeritori potenti e occulti che fecero capire ai viddani che le “stragi pagassero”.
Strategia culminata nella Trattativa Stato-Mafia negata da politici e intellettuali per cancellare la memoria delle stragi e delle collusioni eccellenti.
* Coordinatrice Commissione Mafia e Antimafia dell'Osservatorio
 
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