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Allarmi comunisti
di Elisa Fontana *
Le indagini della Procura di Torino hanno portato alla richiesta di arresti domiciliari di un agente della polizia accusato di aver sparato ad altezza d’uomo quel lacrimogeno che qualche mese fa colpì alla testa un tifoso, mandandolo in coma farmacologico dopo aver subito un delicato intervento alla testa. Intervento che non sarà l’unico, visto che ne è previsto un altro fra qualche mese.
Non so ovviamente se sia l’indagato il colpevole di questa condotta, so che le indagini hanno svelato una sorta di segreto di Pulcinella. Che quando tanti manifestanti accusano le forze dell’ordine di sparare lacrimogeni ad altezza d’uomo forse tanto torto non hanno, anche perché non mi pare che si sia mai indagato in merito o ricordato che questo comportamento è vietato. Ad ogni manifestazione di qualunque tipo continuano le denunce, supportate dalle testimonianze di reporter e videomaker. Questo ferito non è ancora bastato per fermare questa deriva illegale?
Uno spettro si aggira per gli States: Trump ci assicura che gli USA pullulano di comunisti “malvagi e senza Dio”, ma che non vinceranno, ci penserà lui a sconfiggerli. Lucio Caracciolo su Repubblica ieri ricordava a Trump e a tutti gli intellettuali MAGA di cui si circonda che Marx scrisse oltre 500 articoli sul New York Tribune, il giornale preferito da Lincoln, scambiò con il presidente numerose lettere e profuse grandissimo impegno affinchè l’Inghilterra non appoggiasse i sudisti nella guerra di secessione. Ma forse è meglio così, se venisse a saperlo darebbe incarico all’ICE di cercare questo Marx e sbatterlo in galera.
A proposito di comunisti, il Procuratore generale della Corte dei Conti nel suo giudizio di parificazione del Rendiconto generale dello Stato per il 2025 rileva alcune criticità fra norme approvate dal governo e impatto concreto sulla vita dei cittadini. E una di queste criticità è legata alle liste d’attesa nella sanità.
Vero è che il governo ha creato una Piattaforma nazionale delle liste d’attesa che, però, serve a ben poco, visto che l’operatività è ostacolata “dalla non uniforme alimentazione dei dati”, cioè c’è chi i dati li ha immessi e chi no, ma questo non pare preoccupare il governo che dovrebbe garantire l’efficienza della Piattaforma, con il risultato che la medesima rimane solo un teorico intendimento politico, ma non un fattivo aiuto allo smaltimento delle liste d’attesa. E anche l’avvio della sanità di prossimità è ostacolata dalla carenza di medici e infermieri.
E, infine, il Procuratore generale sottolinea la grande disparità territoriale dei livelli essenziali di assistenza, cioè quelle prestazioni sanitarie che cambiano di regione in regione e che, invece, andrebbero garantite allo stesso modo in tutta Italia.
E rimanendo sempre nel Rendiconto generale possiamo dare un’occhiata anche all’andamento della spesa militare nostrana. E così apprendiamo che gli stanziamenti definitivi del 2025 del Ministero della difesa hanno raggiunto i 35.519 milioni di euro, con un incremento di oltre 4,2 miliardi rispetto a quanto previsto inizialmente dalla Legge di Bilancio e un aumento di quasi 3,7 miliardi rispetto al 2024.
Dunque una crescita non indifferente che provoca, però, il lamento dello stesso ministero della difesa che sottolinea uno “squilibrio crescente” fra operatività, addestramento, logistica e manutenzioni e l’acquisto di sistemi d’arma. Considerando che è il governo che decide come ripartire i fondi fra esercizio e investimento saremo maligni nel pensare che solo comprando armi si ottiene un rapido aumento della spesa militare da mostrare alla Nato e a Trump?
Per le altre attività ordinarie ci vuole tempo per poter mostrare risultati perché, ad esempio costruire nuove strutture di addestramento o acquartieramento richiede tempo, non si ottengono risultati rapidi da poter mostrare. Così compriamo armi e tralasciamo il resto. Finche dura…
* Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell'Osservatorio
 
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