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05 luglio 2026
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Le bugie su Arafat
di Roberto Preve

Nel 1970 la Giornalista Italiana Oriana Fallaci fece una intervista a Yasser Arafat ad Amman. Il fulcro della sua intervista era il commento precedente alle domande. Arafat era omosessuale e girava con il bellone più bellone e biondo che la Fallaci avesse mai visto.

Di questo famoso Bellone se ne perdono le tracce però, perché non solo Arafat era eterosessuale, non ci sarebbe stato niente di male non lo fosse stato ma lo scopo era solo diffamarlo, ma soprattutto la Fallaci se lo era inventato e seguiva un luogo comune sui nazisti alleati con gli arabi contro Israele.

Alcuni anni dopo la Fallaci, nel 2002, fece un attacco isterico di nuovo ad Arafat. Secondo questo psicopatica, Arafat addestrava cento bambini kamikaze palestinesi, cosa falsa al cento per cento, perché non si registrarono attentati contro Israele suicidi di bambini fatti da Al Fatah: Arafat era un vigliacco che mandava avanti gli altri e non aveva combattuto mai in prima persona.

Di nuovo cosa falsa, perché la stessa Fallaci nella sua intervista aveva dovuto ammettere che Arafat era entrato più volte in Israele sotto gli occhi delle truppe israeliane per organizzare la guerriglia e innumerevoli sono gli episodi di valore personale del leader Palestinese: la battaglia di Amman nel 1970, quella di Beirut nel 1982, di Tripoli nel 1983 o di Karameth nel 1968 guidate con il mitra in pugno.

Faceva poi il verso a quello che era il leader di un popolo dicendo che, Gne Gne, Gerusalemme la voglio tutta io, avrebbe detto Arafat per sabotare la pace. Bugia ignobile perché nelle trattative Clinton, era stato Israele a non voler dividere la Città Santa e a non concedere neppure la sovranità sulla spianata della Moschea, concedendo solo l'utilizzo, mentre Arafat si accontentava della Grande Moschea e del quartiere arabo, lasciando tutto il resto ad Israele.

La cosa più orribile era che la Fallaci mentiva sapendo di mentire. Insultava la moglie di Arafat che viveva a Parigi mentre i palestinesi vivevano nella merda, che era una critica strana detta da una signora che viveva in un attico di New York da tre milioni di dollari e che aveva una proprietà terriera nella Toscana da 850mila euro ed era, diciamo in lire, una miliardaria. Comunque la moglie di Arafat era da tempo separata e quindi si trattava di nuovo solo di sporcare Arafat.

Il leader palestinese sarebbe stato analfabeta e lei, Fallaci, avrebbe impiegato molto tempo a mettere in bella la sua intervista. Cosa che però non aveva raccontato nel 1970 e che strideva con i discorsi del leader arabo, sempre belli e coinvolgenti come quello fatto all'Onu nel 1974.

E strideva con l'opinione di altri mille giornalisti che Arafat avevano intervistato.

Bene voglio solo ricordare che di codesto genere di personaggi ne abbiamo avuti diversi in Italia. Calenda e Picerno francamente dovranno fare di meglio per attirare la nostra attenzione.

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