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Modesta e i suoi bambini
di
Rinaldo Battaglia *
Modesta aveva 29 anni quando venne massacrata in quel 29 giugno 1944, dai fascisti di Solaia di Monte San Savino, con maschere al viso per non farsi riconoscere, e dai tedeschi.
Se non è vigliaccheria questa cos’era?
Era la Toscana del sud, a cavallo tra la Val d’Ambra e la Val di Chiana, una via di mezzo tra Grosseto dove il boss era Giorgio Almirante, il Capo Gabinetto del Ministro Mezzasoma col suo proclama di morte del 17 maggio 1944, e Sant’Anna di Stazzema dove il 12 agosto successivo i nazisti guidati dai fascisti del litorale faranno stragi di donne e bambini. Tre mesi di uccisioni, stragi e massacri nel nome del Duce e del Fuhrer.
Dopo l’8 settembre 1943, il marito Dario era diventato partigiano, come molti in zona. Voleva combattere per liberare il suo paese dai nazifascisti, per la sua famiglia. Voleva liberarci dagli uomini del Duce e dai suoi capigabinetto.
Anche Modesta non rimase alla finestra e in breve divenne “madrina, cuoca, animatrice, staffetta, portatrice di armi e sorrisi” per i partigiani della zona.
Soprattutto dopo la battaglia di Montaltuzzo del 23 giugno 1944, quando Modesta con la cognata Assunta, collaborò attivamente per ristabilire i contatti tra i vari gruppi partigiani che si erano dispersi. Si racconta che, quel giorno, “nonostante il serrato pattugliamento che era in atto in zona, le due donne camminarono per ore al buio, per riuscire a raggiungere i capanni dove i partigiani si erano rifugiati”.
Ma sei giorni dopo, il 29 giugno, i fascisti della zona – probabilmente grazie ad alcune delazioni – andarono a casa sua a prenderla. Era in corso uno dei tanti rastrellamenti che nazisti e fascisti facevano quasi quotidianamente.
Entrarono in casa: aveva Gloriano in braccio, gli altri tre riuscì a farli scappare ma videro tutto. Gloriano era piccolo aveva solo 13 mesi, aveva appena iniziato a camminare e preferiva ancora e volentieri restare tra le braccia della mamma.
I fascisti - non i nazisti tedeschi, in questo caso - la presero con la forza, la legarono ad una sedia. Volevano da lei nomi, cognomi, indirizzi, luoghi in cui colpire i partigiani. Si rifiutò assolutamente e convintamente. Allora alcuni fascisti, guardarono il piccolo Gloriano e lo colpirono ripetutamente con un pugnale, finché era stretto tra le sue braccia.
Se non è un orrendo crimine questo cos’era?
Modesta vide il suo bambino così morire. Poi toccò a lei: ancora pugnalate e pugnalate ancora. Mentre i suoi altri tre piccoli figli, nascosti, vedevano e non riuscivano a parlare dalla paura. Fu la loro fortuna. I fascisti non contenti si sfogarono poi su altre 4 persone trovate e rastrellate lì vicino. Uccise e poi bruciate nelle case date alle fiamme.
Quando il suo corpo venne recuperato, Modesta stringeva ancora a sé il piccolo Gloriano.
Se non è amore questo cos’era?
"Questa è la storia di Modesta Rossi
una madre moglie di partigiano
ha dato la vita di se e di suo figlio
lottando per la Libertà."
(parole in musica di una canzone dei ‘Casa del Vento’ datata 2004.)
Questa è la storia di Modesta e dei suoi figli, dei suoi cuccioli. Questa è una storia nascosta, dimenticata, cancellata dalla memoria perché non è utile alla causa di chi difende ancora oggi il fascismo ed il post-fascismo, la X Mas, le cittadinanze onorarie al Duce, i mausolei a Rodolfo Graziani, gli slogan “da Giorgio a Giorgia”.
Questa è la Storia del mio Paese, ancora troppo colpevole per la sua ignoranza storica. E di cui io - per la sua ignoranza - mi vergogno.
Andate e parlate di Modesta Rossi,
una madre, moglie di partigiano,
che è morta nel giorno di S. Pietro e Paolo
lottando per la libertà.
Il figlio Mario (Mario Poletti), che aveva 5 anni in quel maledetto 29 giugno 1944 e che continua tuttora, alla bella età di 87 anni, a ricordare la madre Modesta in incontri e riunioni nella sua terra, con al petto la sua medaglia d'oro.
Ha passato praticamente tutta la vita da orfano, ma con la madre sempre nel cuore, portandone avanti la memoria con grande impegno e continuità.
Avrà' raccontato cosa successe quel giorno centinaia e centinaia di volte ma, ogni volta, si commuove ancora fino alle lacrime...
Vide uccidere e gettare nella legnaia il fratellino di 13 mesi e chi ha cuore e coscienza può capire...il suo testimoniare.
Chi non lo capisce... personalmente credo siano da... compatire.
29 giugno 2026 – 82 anni dopo – liberamente tratto dal mio 'Mi chiamo fuori' - Amazon - 2025
* Coordinatore Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio
 
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