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Albania e Italia: resort nei paradisi naturali, stesso schema
di Marinella Puleo
C'è un filo conduttore chiarissimo che unisce quello che sta accadendo nell'isola incontaminata di Sazan a quello che sta succedendo proprio ora a Cala Finanza, in Sardegna: due paradisi naturali minacciati dai grandi capitali internazionali, di fronte ai quali stiamo vedendo due reazioni completamente diverse.
In Albania, a Sazan, un'isola meravigliosa ed ex base militare rimasta intatta per decenni, è stato dato il via libera a un mega-resort di lusso guidato da Jared Kushner e finanziato dai miliardi dei fondi sovrani del Golfo.
Di fronte a questo scempio, i cittadini non sono rimasti a guardare ed è scoppiata una vera rivolta popolare, battezzata la "Rivoluzione dei Fenicotteri".
Migliaia di persone sono scese in piazza a viso aperto contro il loro stesso governo, accusato di aver modificato le leggi ambientali pur di fare spazio agli hotel per i miliardari, al grido di "la nostra terra non è in vendita".
Nello stesso momento, in Italia stiamo assistendo a una dinamica identica ma nel silenzio generale.
A Cala Finanza, vicino a Porto San Paolo in Sardegna, il Consiglio dei Ministri a Roma ha forzato l'approvazione del progetto "Tavolara Bay", proposto da una società brasiliana, che prevede la costruzione di ventisei ville di lusso e impianti sportivi proprio di fronte all'Area Marina Protetta di Tavolara.
Il dato politico è clamoroso: per dare il via libera a questo investimento privato straniero, il Governo centrale ha scavalcato il diniego della Regione Sardegna, del Comune e della Soprintendenza, ignorando completamente i vincoli di inedificabilità assoluta entro i trecento metri dalla battigia previsti dal Piano Paesaggistico Sardo.
Mettendo queste due storie vicine, la differenza balza agli occhi. Da una parte abbiamo un popolo che si mobilita in massa, blocca i cantieri e lotta per la propria identità e per la propria natura; dall'altra parte, in Italia, accettiamo che decisioni devastanti per i nostri territori vengano prese sopra le nostre teste, scivolando troppo spesso nella rassegnazione.
La realtà di questo capitalismo d'assalto, che divora i territori e calpesta le leggi di salvaguardia ambientale, basta e avanza per indignarsi e reagire.
Anche perché una vicenda analoga si sta verificando in un'area protetta ad Ostuni, in Puglia, nel silenzio generale.
Giù le mani da Sazan e giù le mani da Cala Finanza e da Ostuni, perché l'ambiente è un bene comune e non una merce da svendere a pochi privilegiati.
 
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