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11 giugno 2026
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Albania e Italia: resort nei paradisi naturali, stesso schema
di Marinella Puleo

C'è un filo conduttore chiarissimo che unisce quello che sta accadendo nell'isola incontaminata di Sazan a quello che sta succedendo proprio ora a Cala Finanza, in Sardegna: due paradisi naturali minacciati dai grandi capitali internazionali, di fronte ai quali stiamo vedendo due reazioni completamente diverse.

​In Albania, a Sazan, un'isola meravigliosa ed ex base militare rimasta intatta per decenni, è stato dato il via libera a un mega-resort di lusso guidato da Jared Kushner e finanziato dai miliardi dei fondi sovrani del Golfo.

Di fronte a questo scempio, i cittadini non sono rimasti a guardare ed è scoppiata una vera rivolta popolare, battezzata la "Rivoluzione dei Fenicotteri".

Migliaia di persone sono scese in piazza a viso aperto contro il loro stesso governo, accusato di aver modificato le leggi ambientali pur di fare spazio agli hotel per i miliardari, al grido di "la nostra terra non è in vendita".

​Nello stesso momento, in Italia stiamo assistendo a una dinamica identica ma nel silenzio generale.

A Cala Finanza, vicino a Porto San Paolo in Sardegna, il Consiglio dei Ministri a Roma ha forzato l'approvazione del progetto "Tavolara Bay", proposto da una società brasiliana, che prevede la costruzione di ventisei ville di lusso e impianti sportivi proprio di fronte all'Area Marina Protetta di Tavolara.

Il dato politico è clamoroso: per dare il via libera a questo investimento privato straniero, il Governo centrale ha scavalcato il diniego della Regione Sardegna, del Comune e della Soprintendenza, ignorando completamente i vincoli di inedificabilità assoluta entro i trecento metri dalla battigia previsti dal Piano Paesaggistico Sardo.

​Mettendo queste due storie vicine, la differenza balza agli occhi. Da una parte abbiamo un popolo che si mobilita in massa, blocca i cantieri e lotta per la propria identità e per la propria natura; dall'altra parte, in Italia, accettiamo che decisioni devastanti per i nostri territori vengano prese sopra le nostre teste, scivolando troppo spesso nella rassegnazione.

La realtà di questo capitalismo d'assalto, che divora i territori e calpesta le leggi di salvaguardia ambientale, basta e avanza per indignarsi e reagire.

Anche perché una vicenda analoga si sta verificando in un'area protetta ad Ostuni, in Puglia, nel silenzio generale.

Giù le mani da Sazan e giù le mani da Cala Finanza e da Ostuni, perché l'ambiente è un bene comune e non una merce da svendere a pochi privilegiati.


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