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28 maggio 2026
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Le catene fanno sempre male
di Rinaldo Battaglia *

Solo due anni fa, il 30 maggio 2024, nel 100° anniversario del discorso in Parlamento che costò la vita a Giacomo Matteotti, la Premier Meloni così esordiva: «Oggi siamo qui a commemorare un uomo libero e coraggioso ucciso da squadristi fascisti per le sue idee».

Pur senza mai ricorrere al nome innominabile di Benito Mussolini – che peraltro il 3 gennaio 1925 si assunse la responsabilità morale e politica di quel crimine – ammise che gli assassini erano “fascisti”. E giù applausi.

Il giorno dopo, il 31 maggio 2024, in un’importante intervista propedeutica alla Ricorrenza del 2 Giugno, sempre Giorgia Meloni dichiarò senza perplessità che “la fiamma tricolore (presente nel logo del suo partito FdI) è lo storico simbolo che accompagna la storia della destra repubblicana, prima Msi poi An e siccome andiamo in continuità con quella storia, l'abbiamo stilizzata e ripresa”. E giù ancora applausi. Solo che – incoerenza a parte - non capisco, personalmente non capisco.

Perché storicamente MSI non era altro che il ‘continuum’ del partito fascista, costituito il 26 dicembre 1946 da reduci fascisti della Repubblica di Salò per statuto (Carta di Verona del 17 novembre 1943) dichiaratamente filonazista, razzista e antisemita e/o da alti esponenti del PNF di Mussolini. Basti ricordare quanti fascisti si fecero arruolare nelle criminali S.S. Italiane. Presenti anche nel massacro di Sant’Anna di Stazzema, come da atti processuali.

O riprendere il ruolo dei fascisti nelle stragi delle Fosse Ardeatine o di Marzabotto e Monte Sole. Solo per citare i casi più dolorosi. Lo stesso nome di MSI, il Movimento Sociale Italiano, fu peraltro ideato da uno dei suoi promotori: un certo Giampietro Domenico Pellegrini, il non-noto banchiere di Mussolini (che poi nel 1949 preferì espatriare in Uruguay e a godersi - assieme a molti altri fascisti d’infanzia – le ricchezze là trasferite a suo tempo debito).

Un altro fondatore di primo livello - segretario del partito per tantissimi anni - fu ovviamente Giorgio Almirante, esponente della parte più razzista e antisemita, direttore responsabile de ‘La Difesa della Razza’, uomo che ordinò rastrellamenti e eccidi contro ebrei e partigiani, ma anche civili – donne e bambini - come successe a Niccioleta il 13 giugno 1944.

Figura alquanto controversa anche negli anni della prima repubblica, in cui subì svariati processi per le sue azioni durante il Ventennio, per la tentata ricostituzione del partito fascista e per rapporti poco chiari con la loggia P2 di Licio Gelli (altro uomo di Salò) e con il terrorismo nero.

Presidenti del Movimento Sociale Italiano furono, per un certo periodo, Junio Valerio Borghese, quello della X Mas e del tentato golpe dell’Immacolata e Rodolfo Graziani, il criminale che ordinò lo Yekatit 12 in Etiopia, massacratore in Libia e l’uomo forte dopo l’8 settembre ’43 con le sue GNR e brigate nere. Dalle mie parti non c’è paese o borgo che non presenta ceppi o crocifissi a memoria di quelli eccidi, in nome del Duce e di Hitler.

Ieri a Roma alla celebrazione del discorso con cui Giacomo Matteotti denunciò i crimini del fascismo, il 30 maggio del 1924, tenuta alla Camera dei Deputati (dove è stata deposta una targa in memoria del deputato assassinato dai fascisti), erano assenti quasi tutti i deputati del partito della Premier Meloni.

I banchi dei Fratelli d'Italia era pressocché vuoti.

Ora mi chiedo, 80 anni dalla sconfitta del fascismo, quando la Storia oramai è ben nota - e per quanto si cerchi di riscriverla troppi morti e troppi crimini non potranno mai modificarla o cancellarla – come si fa a tenere ancora vivi questi legami col passato così sanguinario e disumano (esaltando Almirante, Rodolfo Graziani o Junio Valerio Borghese) e parimenti disonorando martiri del fascismo (come Giacomo Matteotti).

Capisco che le catene – di affetto, di Sant’Antonio, di sangue e peggio ancora quelle fisiche – sono difficili da rompere, ma la Storia insegna che fanno sempre male. E, più strette sono, peggio risulta. Le catene fanno sempre male.

Alda Merini un giorno, con la sua immensa poesia, disse che le piaceva ‘chi sceglie con cura le parole da non dire'.

Non si riferiva di certo alla Premier Meloni che non riesce a pronunciare il nome di Benito Mussolini neanche nelle occasioni ufficiali e tanto meno incapace di rompere le catene con un passato che in Italia ha generato solo lutti e sofferenze.

Anche dopo 80 anni, le catene fanno sempre male.

Malcom X un giorno urlò con forza, prima di essere ucciso, che "La storia è la memoria di un popolo, e senza una memoria, l'uomo è ridotto al rango di animale inferiore".

Non si riferiva all'Italia di 60 anni dopo, ma aveva previsto molto bene anche il nostro futuro e le catene che non siamo capaci di rompere col passato. E, di solito, solo gli animali di rango inferiore vengono messi alla catena.

Anche oggi, in Italia le catene fanno sempre e solo male.

Almeno a chi le detesta e non le sopporta.

28 maggio 2026 – 80 anni dalla scelta della Repubblica in Italia sulle ceneri del fascismo - 102 anni dall'uccisione di Giacomo Matteotti – Liberamente tratto dal mio ‘Il tempo che torna indietro – Seconda Parte” - Amazon – 2024

* Coordinatore Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio


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