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Modena: una parola chiara
di
Elisa Fontana *
Riavvolgiamo il filo, ove possibile in un Paese che troppo spesso dimentica le basi di un dialogo civile. Le dimentica per bieca convenienza elettorale, ovviamente, ma il martellamento è stato tale, tanto e continuo che ormai le bugie, le falsità, le chiamate alle armi contro il nemico sono la base mentale di larga parte del popolo italiano. Che è veramente convinto che dobbiamo contrastare una invasione, che ogni musulmano è un terrorista e che io non sono razzista, ma.
E, dunque, riavvolgiamo il filo. Sabato a Modena un uomo con un nome altamente sospetto ha falciato con la sua auto 8 cittadini che passeggiavano tranquilli per le strade del centro. Quattro di loro sono in gravi condizioni e ad una signora sono state amputate entrambe le gambe. Una apocalisse nel giro di qualche minuto.
Tutta la canea di destra si è scatenata come un cane sull’osso, la nostra aspirante premier si è augurata che il responsabile pagasse fino in fondo le sue colpe, come se fosse una cosa da raccomandare e non il normale iter in uno Stato di diritto. Insomma, tutto quel parterre zoologico che aveva ingoiato la lingua per l’uccisione di Bakari Sako a Taranto ha improvvisamente ritrovato la voce davanti al “marocchino” sicuramente terrorista. Salvo scoprire quasi subito che il marocchino è italianissimo ed ha gravi problemi psichici.
Una bella occasione persa, mannaggia, anche se hanno potuto ripiegare sul soccorritore italianissimo che ha inseguito il colpevole beccandosi pure qualche fendente e dimenticandosi anche degli altri inseguitori di origine egiziana e pakistana. Mentre, ovviamente, nessuna menzione a suo tempo è stata fatta dell’italianissimo barista tarantino che ha praticamente consegnato Bakari Sako al suo assassino, scaraventandolo, pesto e sanguinante, fuori dal suo locale. Ma mi fermerei qui nel copione stantio e vergognoso del razzismo di casa nostra.
Io vorrei solo capire alcune cose e fare qualche domanda così, buttata nel vento, a chi ancora crede che la Costituzione non sia un foglio di carta sul quale giurare velocemente, che gli uomini nascono uguali e che la nostra terra non è nostra. C’è qualcuno, finalmente, che è arrivato a comprendere che la misura del razzismo, dell’odio, dei respingimenti inumani sbandierati come valori è colma?
Che ci sono milioni di italiani che si vergognano non solo di ascoltare questi discorsi, seguiti da atti ignominiosi, ma che non sentono parole chiare da chi si professa non dico di sinistra, ma di un centro sinistra civile che ha sulla bocca parole come integrazione e accoglienza?
C’è qualcuno che voglia dire chiaro che la Bossi-Fini è una schifezza che va buttata nel cestino della storia e che il memorandum con la Libia lo poteva firmare solo uno come Salvini o Vannacci e va altrettanto stracciato? E che Pedro Sanchez non va osannato, ma studiato per come ha gestito intelligentemente la questione dei migranti, aiutando loro e aiutando lo sviluppo della Spagna?
Vogliamo finalmente dirlo a voce alta che non ci stiamo più ai racconti bugiardi, all’aizzare falsamente le paure delle persone, e che vogliamo ricondurre il discorso pubblico a condizioni più civili e degne, perché ormai siamo un Paese che fa la ruota del pavone e poi si esprime come l’ultimo dei verdurieri al mercato? E non se ne abbiano a male i verdurieri che almeno vantano roba fresca e appetibile.
E, ancora, dobbiamo aspettare altri morti perché si prenda l’impegno pubblico di attrezzare e finanziare i centri che si occupano di disagio mentale? Perché facciamo la ruota del pavone anche sulla riforma benemerita di Franco Basaglia, ma dimentichiamo sempre che è rimasta colpevolmente incompiuta e che tutti coloro che hanno bisogno di cure sono seguiti come e quando possono e le loro famiglie lasciate completamente scoperte e senza aiuti. E non possiamo ricordarcene solo quando accadono fatti eclatanti.
Ecco, questo mi aspetterei come filo riannodato da questa tragedia da quella parte di Paese che sia meno tremebonda, più vicina alla realtà e, soprattutto, che non creda che per farsi votare basti inseguire la destra e le sue politiche razziste. I milioni che se ne stanno a casa vogliono sentire altre parole, di solidarietà, di umanità, di diritto, perché forse ci sono troppi immemori del fatto che questo governo è stato votato da una minoranza di quel 63% degli italiani che sono andati a votare alle ultime elezioni. Gli altri se ne sono rimasti a casa.
Così, giusto per ricordarlo e per ricordare che è adesso che abbiamo bisogno di una parola chiara e dirimente, il tempo degli scimmiottamenti politici e dei posizionamenti di comodo è finito.
* Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell’Osservatorio
 
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