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Il corpo delle donne nelle guerre
di
Emma Buonvino
Ci sono ferite che la guerra infligge senza lasciare sangue visibile.
Ferite che si insinuano nel corpo lentamente, fino a cambiare il modo in cui una donna respira, dorme, sanguina, tace.
Per mesi abbiamo parlato di numeri, di bombe, di fame, di distruzione. Ma quasi nessuno racconta cosa accade al corpo femminile quando la vita viene ridotta a sopravvivenza continua.
Donne che non hanno più un ciclo regolare. Adolescenti il cui corpo sembra essersi fermato. Donne anziane che tornano a soffrire di sanguinamenti improvvisi. Corpi travolti dallo stress, dalla paura, dalla malnutrizione, dall’assenza di sicurezza e privacy.
Non è solo medicina. Non sono solo ormoni.
È il corpo che smette di sentirsi al sicuro.
Perché il corpo umano non è separato dalla dignità. Non è separato dalla possibilità di dormire senza terrore. Non è separato dall’avere una porta da chiudere, un angolo dove piangere, un luogo dove esistere senza essere continuamente esposti.
La guerra entra nelle cellule. Entra nel sistema nervoso. Entra nel sangue.
E nelle tende, sotto il caldo soffocante, tra insetti, umiliazione e paura costante, migliaia di donne stanno vivendo una sofferenza silenziosa che il mondo continua a ignorare.
La cosa più devastante è che molte di loro non chiedono nemmeno più una vita normale.
Chiedono di essere ascoltate. Di essere viste. Di poter parlare senza vergogna del proprio dolore.
Una donna ha detto: “Prima avevamo casa dove potevamo piangere in silenzio. Ora non possiamo nemmeno sospirare senza che tutti sentano”.
Ed è forse questa la forma più crudele della disumanizzazione: non lasciare nemmeno lo spazio per soffrire in pace.
Quando si priva un essere umano di sicurezza, intimità e dignità abbastanza a lungo, persino il corpo inizia a cedere.
E il silenzio intorno a questa sofferenza è parte della violenza stessa.
 
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