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Narcos con la kippah
di
Gianluca Testoni
Lo scorso gennaio č accaduto un fatto eclatante: Trump ha dato operativitŕ alla grazia a Juan Orlando Hernández, ex presidente dell’Honduras condannato a quarantacinque anni di carcere a New York per aver coperto il transito di oltre quattrocento tonnellate di cocaina (!) verso gli Stati Uniti.
Lui stesso racconta come č stato liberato: “Il denaro della grazia č uscito da una giunta di rabbini e da gente che appoggiava Israele”. E ancora: “Il primo ministro di Israele ci darŕ sostegno. Hanno avuto tutto a che fare con la mia uscita”.
A far luce su questo criminale e i suoi fiancheggiatori presidenziali sono stati Valeria Duarte, Canal Red e Diaro Red, portali giornalistici dell'Honduras diretti da Pablo Iglesias noto nel mondo dei media sudamericani come investigatore ed editore anticorruzione.
Subito El País, Middle East Eye, Democracy Now, Washington Monthly, Afp, Efe hanno dato ampia copertura. In Italia se ne sono "accorti" il Fatto Quotidiano, l'Osservatorioz e Inside Over.
Donald Trump grazia Hernández il primo dicembre 2025, due giorni dopo le elezioni vinte con il quaranta per cento dei voti da Nasry Asfura, candidato del Partito Nazionale. Trump in campagna elettorale lo aveva sostenuto pubblicamente, minacciando di tagliare gli aiuti a Tegucigalpa in caso di vittoria della candidata di sinistra Rixi Moncada.
Negli audio citati Hernández parla con Asfura, con la vicepresidente María Antonieta Mejía, con il presidente del Parlamento Tomás Zambrano. Chiede centocinquantamila dollari per affittare un appartamento negli Usa dove ospitare una “unitŕ di giornalismo digitale” pensata per colpire Gustavo Petro in Colombia e Claudia Sheinbaum in Messico.
Dice di aver parlato con Javier Milei, che avrebbe stanziato trecentocinquantamila dollari. Si discute di basi militari, di espansione delle Zone economiche speciali (dove č "nato" il FEMINICIDIO!), di una legge per gli investimenti Usa-Israele in intelligenza artificiale. Sugli oppositori interni: “Se bisogna ammazzare gente per stare tranquilli, si farŕ.”
L'Hondurasgate č peggio del Watergate e dell’Iran-Contras messi insieme: un presidente Usa che grazia un narcotrafficante per rimetterlo al potere e usare il suo Paese come piattaforma contro due democrazie vicine.
Duarte, all’Afp, parla di “una rete di corruzione” sviluppata da Washington e Tel Aviv per fare di Hernández “un operatore per posizionare la propria ingerenza nella regione”.
Il consorzio Reactionary International collega l’operazione al budget hasbara israeliano del 2026, settecentotrenta milioni di dollari(!) , e a Brad Parscale, ex stratega di Trump il cui studio Numen č stato consulente e curatore della campagna di Asfura.
La voce di Hernández č autenticata, il pagamento di Milei č ciň che Hernández stesso dichiara nell’audio, verificato. Eppure i giornali italiani che si esercitano ogni giorno su Maduro narcotrafficante e Putin capomafia, su questa storia tacciono. La grazia di Trump a un narcotrafficante condannato č fatto giudiziario. La verifica forense degli audio č pubblica. La replica di Hernández, “non č la mia voce”, č quella di un condannato che da Manhattan firma la propria condanna. Asfura tace dall’inizio.
Sostanzialmente Hondurasgate dimostra che l’asse fra Trump e Netanyahu č un metodo prima ancora che una variabile mediorientale. La rete di hasbara č la stessa delle inchieste su Gaza, sulle Zedes(zone economiche) come laboratori di sovranitŕ cioč pezzi di territorio nazionale ceduti ai grandi marchi USA, sulle campagne digitali contro chi prova a votare a sinistra in America Latina. Calunnie, diffamazione e, non da ultimo, pallottole.
In Italia silenzio perché parlarne significa nominare i protagonisti, e i protagonisti sono nostri alleati. Si scrive di narco-Stati solo quando il narco-Stato č scomodo. Quando č amico, č partner strategico o l'unica democrazia in Medio Oriente. GLT
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