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16 maggio 2026
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Il terrorista nero e l'eutanasia
di Santina Sconza

Paolo Bellini, ex esponente di Avanguardia Nazionale condannato all'ergastolo come quarto esecutore della Strage di Bologna, ha chiesto l'eutanasia farmacologica.

No non è un malato terminale, ha semplicemente problemi di cuore come accade ad una persona anziana.

Dal carcere di Padova dove è detenuto ha inviato una lettera, firmata "il Sacco e Vanzetti italiano", alla redazione della Gazzetta di Reggio. In questa lunghissima lettera vuole che sia la direzione sanitaria a provvedere alla sua richiesta di eutanasia: "Chiedo che la direzione sanitaria di Padova provveda in tal senso rispettando le leggi vigenti in materia di 'silenzio-assenso' dalle quali non vi potete sottrarre", scrive il terrorista nero, indirizzando la lettera al direttore del quotidiano reggiano.

Nella missiva, tutta scritta in maiuscolo, l'ex terrorista sostiene di essere vittima di un "complotto politico, mediatico e giudiziario" e afferma di aver già inoltrato una prima richiesta in passato, quando si trovava nel carcere di Uta in Sardegna.

La strage di Bologna è avvenuta il 2 agosto 1980. Alle ore 10:25, una bomba esplose nella sala d'attesa della stazione centrale, causando 85 morti e oltre 200 feriti. È considerato l'attentato terroristico più grave nella storia della Repubblica italiana.

Nelle ultime quattro pagine della lettera, Paolo Bellini riproduce ampi stralci delle ultime carte processuali sulla strage del 2 agosto 1980, con vari suoi commenti a margine: scrive del video girato dal turista tedesco Harold Polzer che lo colloca sul luogo dell’esplosione, delle intercettazioni dei suoi familiari, fino a quello che è un punto debole dell’ultima verità giudiziaria sull’eccidio «il dogma dei mandanti tutti morti».

Sorge il dubbio che forse in questa missiva ci siano dei messaggi che qualcuno all'esterno del carcere dovrebbe recepire.

L'associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980 ha reagito alle dichiarazioni chiedendo a Bellini di fare finalmente chiarezza e dire la verità sulle sue responsabilità.

In realtà, invece di parlare di 'complotto giudiziario', dovrebbe sviscerare quant'altro ad es. cosa ci faceva in Sicilia il giorno prima della strage di Capaci, cosa sa delle stragi di Capaci e via D'Amelio.

I destinatari della lettera sono oltre il dirigente sanitario della Casa di reclusione di Padova, le Procure di Bologna, Cagliari, Padova e la Commissione Parlamentare Mafia e Stragi.

La primula nera, durante la sua latitanza ha stretto rapporti con esponenti della 'Ndrangheta e di Cosa Nostra, inserendosi anche in contesti paralleli e complessi come la presunta trattativa Stato-mafia, muovendosi tra i misteri degli anni di piombo e le stragi dei primi anni '90.

Forse l'ex uccello di bosco, stanco di essere rinchiuso in una gabbia, ha necessità di suggerire a chi è all'interno della Commissione antimafia nazionale o a chi ancora trama dietro le quinte qualcosa che noi comuni mortali non sappiamo.


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