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Paul e Satnam: vite sacrificabili
di
Emma Buonvino
PAUL E SATNAM. due esseri umani trattati come rifiuti.
Due nomi che rischiano di diventare solo cronaca, mentre invece raccontano qualcosa di molto più profondo e terribile sul nostro tempo.
Paul Neeraj è morto dopo essere stato abbandonato davanti a un ospedale con le gambe devastate dalla cancrena, il corpo consumato dalla setticemia, probabilmente dopo un’esposizione a sostanze tossiche senza alcuna protezione.
Prima di lui c’era stato Satnam Singh, lasciato morire su un ciglio di strada con un braccio tranciato e il corpo distrutto dal lavoro.
Due uomini indiani.
Due braccianti.
Due esseri umani trattati come materiale di scarto.
E c’è una domanda che dobbiamo avere il coraggio di porci:
se fossero stati italiani, bianchi, ricchi o “importanti”, sarebbero stati abbandonati così?
Perché qui non c’è solo sfruttamento.
C’è una gerarchia invisibile del valore umano.
C’è un razzismo strutturale che trasforma alcuni corpi in corpi sacrificabili.
Il migrante sfruttato nei campi spesso vive in una condizione che ricorda una moderna servitù:
lavora fino allo sfinimento,
respira veleni,
accetta condizioni impossibili,
ha paura di denunciare,
sa di poter essere sostituito in un attimo.
E quando il suo corpo crolla, a volte viene scaricato come un rifiuto.
Questo è il punto più atroce:
non la morte soltanto,
ma la disumanizzazione che la precede.
Paul non è stato lasciato davanti a un ospedale solo perché qualcuno aveva paura delle conseguenze.
È stato lasciato lì perché, nella mente di qualcuno, la sua vita valeva meno.
Meno di un problema giudiziario.
Meno di un macchinario fermo.
Meno del profitto.
Il razzismo moderno spesso non si presenta con gli insulti urlati.
Si manifesta nel silenzio.
Nell’indifferenza.
Nel considerare “normale” che certe persone vivano e muoiano in condizioni che non accetteremmo mai per noi stessi.
E allora Paul e Satnam non devono diventare soltanto vittime da commemorare per qualche giorno.
Devono diventare uno specchio.
Perché un Paese che permette che degli uomini vengano sfruttati fino alla mutilazione o alla morte, e poi abbandonati agonizzanti per strada o davanti a un ospedale, è un Paese che ha smesso di vedere alcuni esseri umani come esseri umani.
E quando una società inizia a dividere le vite tra quelle che contano e quelle sacrificabili, nessuno può dirsi davvero al sicuro.
 
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