 |
E Marina non resta a guardare
di
Elisa Fontana *
Giorgia Meloni ha tracciato la strada delle vere emergenze della nazione, come direbbe con aria ispirata. Il caos energetico? Le bollette sempre più care? La benzina a livelli stratosferici? Le guerre che incombono?
Ma no, la vera, sentita, ineluttabile emergenza è per la nostra caudilla la legge elettorale. Che non è solo legge elettorale, ma che sullo sfondo vede stagliarsi l’ombra del Quirinale.
E così, coerentemente con quanto arrogantemente dichiarato dopo la scoppola referendaria, va avanti per la sua strada e apparecchia una splendida legge elettorale che, se passasse, sarebbe il sogno di ogni autoritarismo. E, dunque, vediamolo, questo frutto dell’ingegno democratico dei nipotini di Almirante.
La caudilla vorrebbe adottare un sistema con premio di maggioranza e con l’indicazione del candidato a Palazzo Chigi. E già questo ha fatto sobbalzare sulla sedia 120 costituzionalisti che, presa carta e penna, hanno scritto un appello su una legge che appare piena di criticità costituzionali.
Ma si sa, i nipotini di Almirante vedono la Costituzione solo come un impiccio indigeribile su cui non fare nemmeno finta di riflettere.
E così i costituzionalisti hanno messo sotto il riflettore i punti più controversi e a rischio incostituzionalità. Il primo riguarda il previsto premio di maggioranza che, in determinate situazioni potrebbe portare il vincitore ad avere oltre il 60% dei seggi, una quota abnorme, il secondo è l’indicazione sulla scheda del nome del futuro premier che andrebbe ad intaccare le prerogativa costituzionali del presidente della repubblica ed istituirebbe un premierato di fatto, vecchio sogno meloniano mai sopito.
Si eliminano poi i collegi, si prevedono solo liste bloccate con pluricandidature, per cui il nome forte che attira consensi si può presentare in più collegi, trainando il partito e concorrendo a far eleggere persone che magari da sole non ce l’avrebbero fatta.
Tralasciamo poi che le leggi elettorali non si cambiano mai a ridosso delle elezioni, come dichiarato dal Consiglio d’Europa, ma si sa anche l’Europa è un grosso impiccio da evitare, come e peggio della Costituzione.
Ma non ci vorrà la sfera di cristallo per capire che la presidenterrima andrà avanti fino a quando le sarà possibile sulla strada di questo premierato di fatto, perché, oltre al resto, con una eventuale maggioranza parlamentare blindata da questa legge truffa potrebbe andare in tutta scioltezza ad eleggersi un presidente della Repubblica amico. Un Ignazio La Russa, ad esempio, che ci farebbe certamente rimpiangere i tempi dei sassolini nelle scarpe di cossighiana memoria.
Su questa strada però, oltre ai 120 costituzionalisti che per la caudilla sono solo rumore di sottofondo, c’è un ostacolo da non sottovalutare affatto: Marina Berlusconi.
Le cronache ci hanno dato conto ampiamente del suo recente protagonismo politico, con rimozione di capigruppo, fiducia a termine al buon Tajani, tandem con Gianni Letta e sull’elezione del futuro presidente della Repubblica non sarà certamente testimone silenziosa.
Perché non è un mistero che vedrebbe di buon occhio un candidato moderato, ma non certamente qualcuno connotato marcatamente a destra. E così l’Erede si sta muovendo per tempo, per interposto Gianni Letta mandato a sondare il PD sulla legge elettorale e su tutto il resto. Perché la trama di Giorgina è quella di prendersi il Parlamento con un premio di maggioranza abnorme, quello di Marina è arrivare ad un sostanziale pareggio e da lì avere le mani libere per alleanze di scopo.
In mezzo, la terza donna, Elly Schlein sarà chiamata a dare sostanza politica al suo cammino da segretaria, cercando di non rimanere stritolata fra gli interessi dell’una e dell’altra e, soprattutto non facendo stritolare la Costituzione dagli attacchi di chi si fa un baffo a tortiglione della lezione avuta non più tardi di due mesi fa.
E se volete la conferma a questo scenario è arrivata lesta e immediata la smentita di Marina Berlusconi che dice non esistere alcun suo contatto fra lei ed esponenti del PD. Cosa alla quale crediamo senz’altro, altrimenti il ruolo di Gianni Letta non avrebbe senso.
*Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell’Osservatorio
 
Dossier
diritti
|
|