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11 maggio 2026
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USA: esperimenti sulla pelle degli indifesi
di Emma Buonvino

C’è qualcosa di profondamente mostruoso nella storia del carcere di Holmesburg, a Filadelfia. Non solo per ciò che è stato fatto, ma per la normalità con cui è stato permesso.

Per oltre vent’anni, centinaia di uomini poveri, in gran parte neri e portoricani, vennero trasformati in cavie umane dal dermatologo Albert M. Kligman, professore dell’Università della Pennsylvania. Non persone. Non esseri umani con una dignità. Ma corpi da usare. Pelle su cui sperimentare. Carne disponibile per la scienza, il profitto e il potere.

Kligman guardò quei detenuti e disse di vedere “acri di pelle”. È una frase che da sola racconta tutto l’orrore della disumanizzazione: quando un essere umano smette di essere visto come vita e diventa materiale biologico. Un terreno da sfruttare.

Su quei corpi furono spalmate sostanze tossiche, diossina, materiali radioattivi. Furono iniettati virus, funghi, farmaci sperimentali e allucinogeni nell’ambito di programmi collegati anche al progetto MK-Ultra della CIA.

Molti detenuti non sapevano nemmeno cosa stesse entrando nei loro corpi. Alcuni erano analfabeti. Altri accettavano perché avevano fame, perché pochi dollari potevano aiutare le loro famiglie.

Questa non è medicina. Questa è violenza travestita da ricerca scientifica.

Ed è ancora più terribile sapere che tutto questo non fu opera di un uomo isolato. Università, industrie farmaceutiche, enti governativi e agenzie federali sapevano. Tutti beneficiavano di quel sistema. Tutti guardavano altrove mentre uomini rinchiusi venivano consumati lentamente tra piaghe, tumori, dolori cronici e danni permanenti.

Intanto Albert Kligman costruiva fama, prestigio e ricchezza. La sua carriera cresceva sulle ferite di persone che il mondo aveva già deciso di non vedere.

Questa vicenda ci obbliga a guardare in faccia una verità scomoda: quando una società considera alcune vite “inferiori”, “povere”, “inermi” o “senza valore”, allora ogni abuso diventa possibile. La scienza senza etica può trasformarsi in crudeltà organizzata. Il razzismo istituzionale può indossare il camice bianco e parlare il linguaggio del progresso.

E le scuse arrivate decenni dopo non restituiscono nulla a chi è morto nel silenzio, nel dolore e nell’abbandono. Ricordare Holmesburg significa ricordare che la dignità umana non può mai dipendere dal colore della pelle, dalla povertà o dalla condizione sociale.

Perché il momento in cui un essere umano viene visto come un oggetto da usare è il momento in cui la civiltà fallisce.

Fonti:
• Acres of Skin: Human Experiments at Holmesburg Prison di Allen M. Hornblum (1998)
• Audizioni del Senato USA sugli esperimenti sui prigionieri (1973), presiedute dal senatore Edward Kennedy
• Scuse ufficiali dell’Università della Pennsylvania (2021)
• The New York Times, interviste e necrologio di Albert M. Kligman
• Documentazione storica sul carcere di Holmesburg e sui programmi sperimentali finanziati da enti federali USA


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