 |
Mirabilia settimanali: da Nordio a Cuffaro
di Elisa Fontana *
Il ministro Nordio ha ricevuto da poco la lettera del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Gianni Melillo che lamentava un arretramento della lotta alla mafia e al terrorismo grazie alla mirabile riforma Nordio che vietava l’uso di intercettazioni anche nell’ambito di altre indagini diverse da quelle per cui sono state autorizzate.
Poteva il ministro Nordio tacere davanti a questo grido di dolore? E così ha invitato Melillo ad un incontro per “un confronto tecnico-funzionale da sottoporre al vaglio e alla discussione parlamentare”. Perché quando c’è da fare una riforma si usano senza ritegno i decreti legge, infischiandosene altamente del Parlamento, ma quando c’è da fare eventualmente marcia indietro ci si ricorda della funzione e della centralità del Parlamento.
Ma detto ciò, il Procuratore Melillo dovrà portare i numeri: quali e quanti casi a causa della riforma hanno imposto lo stop agli inquirenti. Perché se Nordio stabilirà che sono solo una modica quantità, non se ne farà nulla. E Nordio è un rutilante specialista in modiche quantità, come sappiamo, dalle mazzette alle intercettazioni.
Rimanendo sempre in tema giustizia, la Procura di Roma ha inviato a Nordio la richiesta di rogatoria internazionale nei confronti di Israele, relativamente ai casi di tortura denunciati dai due attivisti della Flotilla arrestati. Nordio può dare via libera alla rogatoria, rimandarla indietro chiedendo chiarimenti, o rigettarla del tutto, motivando. Che farà? Lo vedremo e magari nel frattempo, chissà, potrà chiedere consiglio a Giusy Bartolozzi che in affari internazionali ha la sua bella esperienza, no?
E passiamo ad altro. Siete insegnanti di scuole parificate, ufficiali giudiziari, dipendenti della sanità territoriale? Allegria, alle vostre pensioni, ma in generale alle pensioni di tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dopo la metà degli anni Novanta, ci pensa questo splendido governo.
La legge di bilancio del 2024 ha rivisto le aliquote di rendimento di queste categorie, intervenendo retroattivamente su contributi già versati, sì, retroattivamente, vantandosi dei risparmi ottenuti (33 miliardi lordi entro il 2043). Ma ci si è dimenticati di comunicare ai malcapitati che avranno perdite ingenti sulla pensione, da un minimo di 17 mila euro per i redditi più bassi, fino a 273 mila euro per quelli più alti e che il governo Meloni ha allungato le finestre mobili per uscire dal lavoro: dovranno stare al lavoro anche fino al raggiungimento di 49 anni.
E’ quanto emerge da uno studio della CGIL che certifica che nel 2024 sono stati oltre 31 mila i lavoratori già interessati, saranno oltre 147 mila da quest’anno, poi oltre 360 mila nel 2030, quasi 600 mila nel 2035 e oltre 700 mila nel 2043. Qualcuno li avverta, vista la timidezza governativa, che Il governo Meloni ha diminuito gli assegni pensionistici e allungato le finestre mobili per uscire dal lavoro: un risultato spettacolare per chi prometteva senza vergogna l’abolizione della legge Fornero, sapendo perfettamente di mentire clamorosamente.
E, infine, la chiusa tocca al sempiterno Totò Cuffaro che ha deciso di patteggiare tre anni in servizi sociali per le accuse di corruzione e traffico di influenze nell’inchiesta su presunti favori e mazzette negli appalti della sanità siciliana. L’altra volta, appena uscito dal carcere dove aveva scontato una condanna a 7 anni per favoreggiamento alla mafia aveva assicurato di aver chiuso con la politica e che sarebbe tornato a fare il medico in Africa, nel Burundi, cosa che effettivamente fece.
Questa volta dove andrà, in Tanzania?
*Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell’Osservatorio
 
Dossier
diritti
|
|