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09 maggio 2026
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9 maggio: il ricordo di due grandi uomini
di Santina Sconza *

9 maggio 1978, due grandi uomini furono uccisi: Aldo Moro e Peppino Impasto.

La mattina del 9 maggio all'Università con i compagni commentavamo la notizia: "Peppino un terrorista?" Ci aveva sconvolto l'uccisione di Aldo Moro, ma Peppino terrorista no, Peppino era un compagno che combatteva la mafia.

No era impossibile, i giornali affermavano che Peppino morì mentre metteva una bomba sui binari, Peppino il pacifista non avrebbe mai fatto male ad una mosca, Peppino aveva un'arma potente la parola che usava per prendere in giro Tano Badalamenti Tano Seduto'.

E fu proprio 'Tano Seduto' a farlo uccidere in una stalla, perché radio Aut lo prendeva in giro, poi il corpo portato sopra i binari fu fatto esplodere simulando un attentato.

Aldo Moro, il grande politico amato dagli studenti, rapito dalle Brigate Rosse il 9 maggio, dopo 55 giorni di detenzione, al termine di un «processo del popolo», fu assassinato per mano di Mario Moretti con la complicità di Germano Maccari.

Un giornalista amato dal popolo siciliano antimafioso, un politico amato dagli studenti ma non dal suo partito, uccisi perché lottavano per un mondo nuovo. Non si volle trovare il covo dove le Brigate Rosse tenevano prigioniero Aldo Moro, fu ucciso dalla linea della fermezza del governo Andreotti che ebbe il sostegno del PCI e di tutti i partiti, solo il PSI di Craxi voleva la trattativa.

Lotta Continua il giornale del movimento, il 19 aprile 1978, aveva pubblicato un appello per la liberazione di Aldo Moro, appello che fu firmato da due dirigenti comunisti Umberto Terracini e Lucio Lombardo Radice ma soprattutto da intellettuali come Raniero La Valle, Dario Fo e tanti altri.

Liberation il giornale francese quando le BR uccisero Moro scrisse: "Hanno disonorato la sinistra".

Si le Brigate Rosse furono non solo un disonore per la sinistra ma fecero un grande favore agli USA e a Kissinger che non volevano il compromesso storico.

Quel giorno nefasto il 9 maggio 1978 l'Italia perse due grandi uomini che in politica potevano cambiare l'Italia dei mafiosi, dell'odio, mettere all'angolo il MSI e con esso l'estremismo di destra e di sinistra.

Con la morte di Aldo Moro fu debellato l'estremismo di sinistra ma non quello dei neofascisti che continuarono a far stragi, una fra tante, la strage di Piazza Fontana.

Aldo Moro temeva il presidenzialismo durante la sua prigionia scrisse: «C’è stata l’epoca della repubblica presidenziale, come forma di massimo ed efficace accentramento dell’esecutivo. Ma che dire ora che questi metodi si mostrano di dubbia validità nei paesi di loro origine? A che è valso il presidenzialismo di Nixon? E quello, che pareva trionfare, dello stesso Carter? A che è servito davvero il sistema maggioritario a Giscard, Callaghan e in un certo senso Schmidt? Mi pare che la prefigurazione del domani, più che in ragione di nuove istituzioni perlomeno ancora non inventate, debba consistere nella preparazione migliore degli uomini nei partiti e nella vita sociale».

Quel presidenzialismo che vuole questo governo neofascista che ha vinto con il 28% perché noi di sinistra sempre divisi.

Aveva ragione il comunista Stefano Venuti l'amico di Peppino Impastato: “Noi saremo sempre sconfitti perché ci piace essere divisi, ci piace fare ognuno per conto nostro".

*Coordinatrice Commissione Mafia e Antimafia dell’Osservatorio


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