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09 maggio 2026
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Piano, pianissimo, praticamente fermo
di Elisa Fontana *

Giova tornare sul tanto sbandierato Piano casa del nostro multicolore governo, perché più si va avanti, meglio si capisce l’ennesima fanfaronata farlocca e propagandistica.

I centomila alloggi promessi dal governo fanno impressione, risolveranno sicuramente ogni problema a quel milione e mezzo di famiglie che sono in pieno disagio abitativo e alle quali 100 mila nuovi alloggi in 10 anni faranno il solletico, ma basterà stringersi un po’ dopotutto. Certo, mi si dirà, ma è sempre meglio di niente. Ovvio, se solo fosse vero.

Tanto per cominciare di questi 100 mila nuovi alloggi, 60 mila saranno solo ristrutturazioni di case popolari già esistenti e, dunque, nessuno sviluppo di edilizia pubblica. Poi ci sarà la costruzione di qualche migliaio di abitazioni destinate al social housing, destinate cioè a quella fascia di popolazione troppo “ricca” per accedere a una casa popolare, ma troppo “povera” per poterne comprare una a prezzi di mercato.

E qui il colpo di genio: dice la presidenterrima che saranno i privati a fare la differenza. Grazie a comode semplificazioni potranno costruire alloggi da offrire con il 33% di sconto rispetto ai prezzi di mercato. Cioè 100 metri a Milano costeranno 370 mila euro e già possiamo vedere le file di famiglie con disagio abitativo pronte a comprarle. Finiranno nelle mani di chi potrà permettersele anche per specularci sopra, con buona pace di chi le vedrà sfilare sotto il naso.

Al momento per questo mirabolante piano sono stanziati 1,7 miliardi che “possono arrivare fino a 10”, anche se non si sa come, ma usate la fantasia. Le opposizioni dicono che con i soldi a disposizione si possono ristrutturare al massimo 25 mila case. Ma quelli si sa, sono zecche rosse e non contano.

A gestire il Piano casa e a raccogliere capitali privati è stato messo Mario Abbadessa, grande sviluppatore immobiliare con contatti che contano con fondi immobiliari americani o qatarioti, quelli che si sono comprati Milano per capirci. E Abbadessa è quello del Cubo nero di Firenze per capire la forza del denaro oltre ogni sfregio architettonico. Dunque la corsa a trovare immobiliaristi che investano nel Piano casa è aperta, butteranno nel mercato qualche casa a prezzi calmierati e avranno le autostrade della burocrazia spalancate. Milano docet.

Ma adesso viene il bello, se così si può definire. L’alacre governo pur in presenza di un Piano casa aleatorio, senza risorse e senza orizzonti ben chiari, ha però già provveduto a distribuire tutte le poltrone possibili, con relativi corposi emolumenti. E così nel primo biennio avremo una spesa prudenziale di circa 5 milioni di euro per due Commissari straordinari, emolumenti che andranno moltiplicati per la durata del Piano, cioè 10 anni.

Ma perché due commissari straordinari? Uno “per la ricognizione dei fabbisogni e il programma di interventi” e, oltre al commissario, la struttura che farà capo a lui avrà a disposizione 154 mila euro per il 2026 e 265 mila per l’anno prossimo. E poi via ad aumentare per gli altri 8 anni. Poi è prevista la facoltà di nominare, e pagare, altri esperti fino ad un limite di spesa di 500 mila euro per il 2026 e 1,5 milioni di euro per il 2027.

Il secondo commissario dovrà occuparsi “dei programmi infrastrutturali di edilizia integrale”. A sua disposizione una dotazione di 600 mila euro l’anno per chiamare esperti e professionisti di fiducia.

Insomma, una sola cosa è certa: si sta correndo a mettere su una struttura elefantiaca che ricorda molto quella del Ponte sullo Stretto di Messina che da decenni divora risorse pubbliche totalmente a vuoto. Siamo davanti al bis?

*Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell’Osservatorio


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