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08 maggio 2026
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Giannini: infelice la sua frase, non la vita di noi con disabilità
di Elisa Fontana *

Gentile Massimo Giannini,

lei nell’ultima puntata di Di Martedì ha detto una cosa giusta nella sostanza politica, ma infelice nella forma che poi per moltissimi è sostanza giornaliera.

Parlando del governo Meloni e dalla sua sbandierata longevità ha detto che “la longevità è sicuramente un pregio … ma il governo è come un essere umano, tutti siamo contenti se un essere umano vive fino a cento anni, ma bisogna vedere in che condizioni ci arriva, se passa gli ultimi 20 anni della sua vita immobile su una sedia a rotelle a non fare nulla, è inutile che è vissuto così tanto”.

Ora, io non voglio assolutamente fare politica strumentale, parlare come è stato fatto di eugenetica, forzare alcunchè, credo alla sua buonafede, alla intenzione di non offendere nessuno, ma a maggior ragione deve ammettere che la frase le è uscita non male, ma malissimo e che avrebbe potuto e dovuto trovare altri paragoni par descrivere un governo inerte nella teoria e nella pratica di governo.

Perché sa chi sta sulla sedia a rotelle anche da 20 anni non è affatto detto che ci stia inerte, immobile e inutile come un pupazzo gettato lì. La sedia a rotelle, tanto per cominciare, non può in nessun modo imbrigliare il cervello di nessuno, la sua fantasia, la sua capacità di elaborare, il suo desiderio di socializzare, di scrivere, leggere, dipingere, approfondire, confrontarsi. Dove la vede l’immobilità che ci porterebbe a non fare nulla?

Sì, dico ci porterebbe, perché anche io sarei una di quegli immobili residuati bellici a rotelle e convengo con lei che non potrei fare i 100 metri alle prossime Olimpiadi, però del tutto inutile non mi sento, come non si sentono tutti coloro che sono costretti nella stessa condizione, ma che cercano in mille modi di condurre una vita normale e trovare stimoli nuovi nelle loro vite.

Non la faccio lunga, ho capito perfettamente che è stato un paragone venuto fuori senza alcuna malizia o intenzione di offendere, ma il punto è proprio questo, le parole sui disabili sono sempre in libertà, li si considera sempre “altro” rispetto ai “normali”, non si riesce a percepirli come chiunque altro, siamo sempre in bilico fra un pietismo indigeribile e una esaltazione dello straordinario, come Alex Zanardi. Mai come persone normali.

E’ questo il buco nero della percezione della disabilità che non si riesce a chiudere mai e lei, anche non volendo, ha dato il suo contributo.

*Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell’Osservatorio


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