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Vibo, minacce al Comune: il prossimo sarai tu
di Raffaele Florio
Prendete una città della Calabria, metteteci un Comune che prova a fare (o a non disfare) il proprio mestiere e aggiungete un pizzico di quella sottile e raffinata arte della diplomazia locale che, alle latitudini di Vibo Valentia, si esprime solitamente con le fiamme o con il piombo.
L'ultimo capolavoro del genere è stato recapitato, rigorosamente "a mano" come le partecipazioni di nozze o le cartelle esattoriali più sgradite, sulla scrivania dell'assessore al Personale Marco Talarico. Il testo, di una brevità che farebbe invidia a Ungaretti se non fosse scritta col sangue agli occhi, recita: "Il prossimo sarai tu".
Un avvertimento che arriva dopo un’escalation che definire preoccupante è un eufemismo da salotto televisivo. Prima è toccato all’auto della dirigente Santoro, trasformata in un barbecue notturno. Poi è stata la volta delle pistolettate contro l’abitazione del presidente del Consiglio comunale Iannello, per ricordargli che il pluralismo delle idee è bello, ma quello dei calibri è più convincente.
Infine, l’aggressione a bastonate al dirigente dell’urbanistica Nocita, colpito nel sottopasso della stazione come in un film di serie B, ma con il dolore di serie A.
Ora, mentre la Scientifica spolvera scrivanie a caccia di impronte che probabilmente appartengono a qualche "fantasma" che entra ed esce dai palazzi pubblici come se fossero il salotto di casa sua, il copione è il solito.
Arriveranno le "unanimi condanne", le "vicinanze istituzionali" espresse a mezzo stampa, i tavoli tecnici in Prefettura dove si consumeranno quintali di carta e litri di caffè, e magari qualche dichiarazione tonante di qualche sottosegretario di passaggio che prometterà "pugno duro" e "Stato presente".
Il problema è che lo Stato, a Vibo, sembra più che altro un ospite distratto. Perché se un anonimo messaggero può passeggiare indisturbato nei corridoi del Comune per consegnare un "memento mori" a un assessore, significa che le istituzioni non sono solo sotto assedio: sono proprio aperte per ferie.
A Talarico e ai dirigenti finiti nel mirino va la solidarietà di rito. Ma la solidarietà, come diceva qualcuno, è un sentimento che dura quanto un titolo di telegiornale. Resta il fatto che in questa terra, se provi a toccare i tasti del Personale, del Contenzioso o dell'Urbanistica — ovvero i nervi scoperti dove si annidano prebende, favori e interessi meno che leciti — la risposta non è un ricorso al Tar, ma una spranga o una lettera anonima.
In un Paese normale, dopo una sequenza del genere, si sguinzaglierebbero reparti d’élite e si metterebbe la città sotto vetro. Da noi, invece, si aspetta la prossima busta, sperando che contenga solo carta e non piombo.
Intanto, nel silenzio assordante di una politica nazionale che si occupa di Vibo solo quando c'è da contare le preferenze, i "prossimi" aspettano il loro turno.
Buona fortuna.
 
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