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Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei
di Raffaele Florio
Mai proverbio fu più calzante per descrivere l'ultima manovra politica reggina. Lorenzo Cesa sbarca a Reggio Calabria per benedire la coalizione di Francesco Cannizzaro, parlando di "svolta" e criticando la "politica urlata".
Ma dietro la retorica dei toni moderati e dei valori cristiani, emerge il profilo di una politica che sembra non riuscire mai a recidere i legami con le zone d'ombra del potere e della cronaca giudiziaria.
*Il ritorno del "Simbolo" e il peso del passato*
Presentare Lorenzo Cesa come il garante del rinnovamento è un insulto alla memoria storica di questo Paese. Il segretario dell'UDC è l'incarnazione vivente di quella Prima Repubblica che non è mai tramontata, trascinandosi dietro un fardello di scandali che avrebbero stroncato la carriera di chiunque in una democrazia matura.
Bisogna scavare indietro fino al 1993, quando Cesa fu coinvolto nell'inchiesta sulla metropolitana di Roma, finendo in arresto con l'accusa di corruzione (poi prescritta).
Più recentemente, il nome di Cesa è finito al centro del ciclone nell'inchiesta "Basso Profilo" della DDA di Catanzaro, con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Sebbene le accuse siano state parzialmente ridimensionate nel tempo, l'ombra del sospetto e le frequentazioni con soggetti poco raccomandabili restano una macchia indelebile sulla sua figura istituzionale.
Vedere Cesa e Cannizzaro fianco a fianco non è solo un’operazione elettorale; è un manifesto politico.
La domanda che i cittadini reggini dovrebbero porsi è: quale "svolta" può mai arrivare da chi ha fatto del trasformismo e del funambolismo giudiziario il proprio marchio di fabbrica?
Parlare di "basta politica urlata" è un trucco retorico vecchio quanto il mondo. Usano il sussurro dei salotti e il linguaggio felpato della democristianeria per coprire il rumore delle carte giudiziarie. Si definiscono "moderati", ma nei fatti appaiono come un blocco di potere arroccato, capace di rigenerarsi solo attraverso alleanze che sanno di vecchio, di compromesso e di mutuo soccorso tra indagati.
Se il futuro di Reggio Calabria deve passare dalle mani di chi rappresenta il peggio del passato nazionale e locale, allora la "svolta" non è altro che un giro a 360 gradi per tornare esattamente al punto di partenza: quello del clientelismo e dell'ambiguità.
 
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