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25 aprile 2026
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Fascismo ieri e oggi
di Giuseppe Franco Arguto

Se ancora pensi che il fascismo sia solo quello espresso e manifestato durante la dittatura di Mussolini, stai commettendo un errore: 𝙞𝙡 𝙛𝙖𝙨𝙘𝙞𝙨𝙢𝙤 𝙨𝙩𝙤𝙧𝙞𝙘𝙤 𝙚̀ 𝙨𝙩𝙖𝙩𝙤 𝙪𝙣 𝙧𝙚𝙜𝙞𝙢𝙚 𝙥𝙧𝙚𝙘𝙞𝙨𝙤; 𝙞 𝙛𝙖𝙨𝙘𝙞𝙨𝙢𝙞 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙚𝙢𝙥𝙤𝙧𝙖𝙣𝙚𝙞 𝙨𝙤𝙣𝙤 𝙛𝙤𝙧𝙢𝙚, 𝙚𝙧𝙚𝙙𝙞𝙩𝙖̀, 𝙥𝙪𝙡𝙨𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙚 𝙙𝙞𝙨𝙥𝙤𝙨𝙞𝙩𝙞𝙫𝙞 𝙘𝙝𝙚 𝙣𝙚 𝙧𝙞𝙥𝙧𝙤𝙙𝙪𝙘𝙤𝙣𝙤 𝙡𝙖 𝙡𝙤𝙜𝙞𝙘𝙖 𝙥𝙧𝙤𝙛𝙤𝙣𝙙𝙖.

Per questo non si deve parlare solo di fascismo, ma anche di fascismi: non tutti collocati nella destra istituzionale, non tutti riconoscibili nella nostalgia esplicita del manganello, del saluto romano, dell’ordine autoritario dichiarato.

𝗩𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝗺𝗶 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗼𝗽𝗮𝗰𝗵𝗶, 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗱𝗶𝗳𝗳𝘂𝘀𝗶, 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗿𝗽𝗼𝗿𝗮𝘁𝗶 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗮𝗯𝗶𝘁𝘂𝗱𝗶𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿𝗲; 𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝗺𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗿𝗮𝘃𝗲𝗿𝘀𝗮𝗻𝗼 𝗹’𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝘁𝗮̀ 𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝘀𝘂𝗯𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗲𝗾𝘂𝗶𝗹𝗶𝗯𝗿𝗶 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗶, 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗮𝗴𝗶𝗼𝗻 𝗱𝗶 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗼, 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶𝘀𝗰𝗶𝗽𝗹𝗶𝗻𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲, 𝗮𝗹 𝗱𝗼𝗴𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮𝗹𝗲.

Fascismo è corruttela, illegalità, evasione fiscale, clientelismo, nepotismo; è negazione dei diritti, divisione e atomizzazione sociale. Fascismo è il nazionalismo identitario che si alimenta di pregiudizio razziale ed etnico; è l’incultura trasformata in orgoglio, la supremazia dell’ignoranza sulla consapevolezza, il rancore elevato a criterio politico.

𝗙𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗲̀ 𝗹’𝗼𝗱𝗶𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶𝘁𝗮̀, 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗶 𝘀𝗰𝗮𝗿𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗳𝗿𝘂𝘀𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲; 𝗲̀ 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝗻𝗰𝗵𝗶𝘂𝗱𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗶𝗻 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗰𝗶𝗿𝗰𝗼𝗻𝗱𝗮𝘁𝗲 𝗱𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗶𝗻𝗶 𝘀𝗶𝗺𝗯𝗼𝗹𝗶𝗰𝗶 𝗲 𝗺𝗮𝘁𝗲𝗿𝗶𝗮𝗹𝗶, 𝗶𝗻𝘀𝗼𝗳𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘁𝗶 𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗲𝗰𝗰𝗲𝗱𝗲 𝗹𝗮 𝗻𝗼𝗿𝗺𝗮, 𝗹𝗮 𝘁𝗿𝗮𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗲𝘁𝗮̀, 𝗹’𝗼𝗯𝗯𝗲𝗱𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮. È quel “populismo qualitativo” che pretende di parlare in nome del popolo mentre lo riduce a massa indistinta, a corpo emotivo, a plebe da orientare contro un nemico di volta in volta inventato.

Fascismo è anti-intellettualismo; è negazione della scienza, della competenza, della complessità, in nome di pregiudizi alimentati da ignoranza e rancore. È far prevalere il dogma del capitale sui valori vitali della persona; è ogni tendenza a stabilire centri e gerarchie di potere attraverso cui consolidare il predominio dello Stato sull’emancipazione civile e culturale dei cittadini e delle cittadine.

Il fascismo non è mai stato un pensiero nel senso alto del termine, ma una ideologia di saldatura: ha messo insieme autoritarismo, nazionalismo, violenza, disciplina sociale e consuetudini borghesi; quelle stesse consuetudini che ancora oggi impediscono ai popoli di svincolarsi dallo sfruttamento del lavoro e dal giogo del capitalismo.

Fascismo è imperialismo, e si attua con ogni forma di aggressione: militare, industriale, commerciale, economica. Fascismo è impoverire il Pianeta per il profitto; è produrre malattia sociale, ambientale e psichica, per poi trasformare anche la cura in mercato, dipendenza e rendita.

Fascismo è preferire la Tecnica al pensiero critico, alla coscienza storica. Fascismo è rinvigorire il paradigma competitivo fra eguali, fino a fare della meritocrazia non uno strumento di giustizia, ma un criterio di selezione, esclusione e sopraffazione dei meno abbienti.

Fascismo fu ieri il ricorso alla violenza squadrista; fascismo è oggi ogni uso della forza pubblica per reprimere il dissenso, scoraggiare la protesta, intimidire chi contesta l’ordine costituito. Cambiano le uniformi, cambiano i linguaggi, cambiano le tecniche di governo; ma resta la stessa pulsione: neutralizzare la libertà quando la libertà smette di essere decorativa e diventa conflitto.

𝗜𝗹 𝟮𝟱 𝗮𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗹𝗶𝘁𝘂𝗿𝗴𝗶𝗮 𝗰𝗶𝘃𝗶𝗹𝗲 𝗱𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝘂𝗺𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗮 𝗹’𝗮𝗻𝗻𝗼; 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗼𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝘀𝗰𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮. 𝗡𝗼𝗻 𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗲𝗹𝗲𝗯𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗲 𝗽𝗼𝗶 𝘀𝗶 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘁𝘁𝗮𝗻𝗼, 𝗻𝗲𝗹 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗲 𝗱𝗶 𝗼𝗯𝗯𝗲𝗱𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮, 𝗱𝗶 𝘀𝗳𝗿𝘂𝘁𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, 𝗱𝗶 𝗿𝗮𝘇𝘇𝗶𝘀𝗺𝗼, 𝗱𝗶 𝗿𝗲𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗱𝗶 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗶𝘁𝘂̀ 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗲.

Resistere, oggi, significa riconoscere i fascismi anche quando non indossano la camicia nera; significa stanarli nelle istituzioni, nel mercato, nella propaganda, nel linguaggio, nella paura organizzata, nella rassegnazione quotidiana.

Se non avverti più l’esigenza di resistere, il fascismo-propaganda ha già neutralizzato il tuo istinto di sopravvivenza.


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