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25 aprile 2026
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La farsa dei due decreti
di Elisa Fontana *

Adesso che più o meno malamente il vulnus del decreto sicurezza è stato rabberciato con la pantomima del doppio decreto, vediamo di tornarci sopra a giochi fatti.

Cominciamo con il dire che è stata una pagina vergognosa aver dovuto vedere un governo che ha avuto l’improntitudine non solo di presentare una norma palesemente anticostituzionale dentro un decreto già a rischio di incostituzionalità in molte sue parti.

Ma ancora più vergognoso è stato ignorare in modo arrogante sia i rilievi del apo dello Stato, sia il parere tecnico del CSM, entrambi concordi nel segnalare criticità incostituzionali all’interno del decreto, di cui la norma sugli avvocati dei migranti a premio se riescono a farli rimpatriare era solo la più eclatante, ma non certamente l’unica, in un impianto che non esito a definire liberticida.

E già qui, a mio parere, avrebbe dovuto esserci lo stop fermo del Quirinale, anche non volendo vedere l’ennesimo decreto, il 127esimo, senza necessità né urgenza presentato dal governo. Ma una norma palesemente anticostituzionale non si può fare passare in Parlamento, perché equivale al tajanesco “la Costituzione vale, ma fino ad un certo punto”.

Ed è quello che si è permesso a questo governo di arroganti che, invece di indietreggiare e riscrivere la norma, ha tirato fuori la “norma di buonsenso”, le “diverse sensibilità”, come se Mattarella fosse un passante capitato lì per caso che eccepiva a vuoto perché aveva sensibilità diverse dal governo e non un fine giurista e un costituzionalista.

Ecco, non sappiamo quali siano le motivazioni che hanno spinto Mattarella a sottostare a questo compromesso assurdo del doppio decreto, perché il silenzio del Quirinale è stato così assordante da essere esplicito di un sicuro gelo, ma ciò non ha tolto la firma su un decreto palesemente incostituzionale e liberticida, approvato alla vigilia della Liberazione in un corto circuito istituzionale e politico di cui davvero avremmo fatto a meno e che avrebbe dovuto essere evitato.

Perché ben vengano le interlocuzioni fra esecutivo e Quirinale, ma se c’è volontà di leale collaborazione, cosa che nella fattispecie non solo non si è vista, ma è stata rivendicata con arroganza, altrimenti si torni ai ruoli istituzionalmente rigidi e previsti: nessuna interlocuzione preventiva, lettura degli atti e firma o rimando motivato alle Camere.

Pongo solo una domanda finale, forse fantasiosa, ma non campata in aria. Che succede se fra 60 giorni, per un qualunque motivo, il secondo decreto non viene convertito in legge, decade e rimane solo in vigore il primo, ormai legge dello Stato, palesemente incostituzionale?

Fantapolitica? Certo, possibile, ma qualcuno 60 giorni fa avrebbe mai creduto possibile che lo Stretto di Hormuz fosse chiuso e il mondo precipitato in una crisi globale?

Tutto è fantasioso finché non accade e quel che si è permesso a questo governo in questa occasione è sicuramente un vulnus alla Costituzione e alla fiducia che i cittadini debbono avere nelle istituzioni.

* Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell'Osservatorio


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