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23 aprile 2026
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Dalla parte sbagliata
di Rinaldo Battaglia *

“E’ uno shock rendersi conto che hai perso la guerra
ed è peggio ancora quando scopri che tu eri dalla parte sbagliata”.

Sono parole dette a mente fredda da Friedrich Mueller, classe 1928, un veterano, da volontario che a 16 anni – un bambino a suo dire - prima nella Hitlerjugend e poi nelle S.S, si trovò a combattere contro gli Alleati nel D-Day. In quel 4 giugno ’44 si rese conto che la guerra non era solo belle divise luccicanti da far innamorare le ragazze, orgoglio della famiglia, ordine e rispetto come essere in un boy-scout, ma esser diventato solamente un anello minuscolo di una catena di morte e terrore. “Ho visto cose tremende, abbiamo fatto cose tremende”.

A sentire quelle frasi era un altro veterano, nordirlandese, Artie Crawford, classe 1927, volontario anch’egli coi suoi amici di città (poi tutti morti in Normandia) nei fucilieri della Royal Ulster già nel 1943, a 16 anni. Poi il battesimo di fuoco nella parte opposta di quella di Friedrich Mueller nel D-Day. E lo scontro con la realtà e col vero significato della parola guerra, tremenda in qualsiasi lingua quando hai solo 16 anni e sei un ragazzo, un bambino.

È il clou della trama di ‘The Last Rifleman’ (Ritorno in Normandia) un film del 2023 di Terry Loane, che cerca di spiegare a noi uomini del 2024 – con 50 guerre sparse nel mondo, di cui una vicina a casa condotta da una superpotenza nucleare - le conseguenze umane di un nuovo conflitto mondiale. Conseguenze umane su chi si salva, sopravvive e torna a casa. Non di chi si ferma per sempre e perde la sua vita, da uomo, ragazzo o bambino, per soddisfare ordini e sogni di altri, più 'grandi' e consapevoli.

È un film tratto da alcune vicende reali, ma anche se non lo si sapesse è ovvio che nulla è inventato o frutto di fantasia.

Il dialogo tra i due ‘ex-nemici’ è casuale in quanto entrambi, uno da Berlino e l’altro da Belfast, sono diretti in Normandia per onorare il 75° anniversario - il film è ambientato nel 2019 - del D-Day. E casualmente finiscono, per un certo tratto del percorso, nello stesso pullman e vicini di sedile. L’inizio tra i due è pessimo: ognuno vede nell’altro il nemico della guerra, quello che ha ucciso i suoi amici e massacrato la sua anima, lasciandole per tutta l’esistenza mille incubi la notte e mille fantasmi di giorno. Si parlano con difficoltà e dolore: troppi morti hanno diviso la loro vita e troppe lacrime consumate pensando a quella loro tragica gioventù. Poi si arriva più avanti e Artie – che scoprirà di esser nel 2019 l’ultimo e unico fuciliere del suo esercito rimasto ancora in vita a 92 anni – accusa Friedrich di come i nazisti uccidessero anche feriti e prigionieri, senza il minimo rispetto delle regole di guerra e della minimale dignità di essere soldati.

Non si fa il nome del massacro di Malmédy, quello in cui il 17 dicembre 1944 le SS del 1° SS-Panzer-Division Leibstandarte Adolf Hitler comandate da Joachim Peiper uccisero a sangue freddo quasi un centinaio di soldati della Battery B del 285th Field Artillery Observation Battalion, appena arresisi. Non si fa quel riferimento perché Malmédy fu uno dei tanti, forse solo il meno sconosciuto.

E Friedrich, il nazista, arriva ad ammetterlo con quel “Ho visto cose tremende, abbiamo fatto cose tremende” e a dire che forse sia giunto il momento di provare a perdonare e soprattutto a 'perdonarsi'.

Ma prima, e prima che i due si separino prendendo automezzi diversi, sancisce quella frase che probabilmente a mio avviso è il fulcro, non solo di quel film, ma della storia di ogni guerra: “E’ uno shock rendersi conto che hai perso la guerra ed è peggio ancora quando scopri che tu eri dalla parte sbagliata”.

Il film è figlio di questi anni: Terry Loane è un giovane scrittore e regista di Belfast, la guerra – se non quella della sua Irlanda del Nord – l’ha conosciuta, come me, sui libri di scuola e sui racconti dei nonni più che dei genitori. Ma va oltre e cerca di analizzare, 80 anni dopo il D-Day, com’è oggi vissuta quella catastrofe.

I giovani inglesi e francesi che presenta nel film poco sanno e si meravigliano quando, accompagnando Artie Crawford al cimitero di Colleville-sur-Mer, uno dei tanti, vedono che lì sono sepolti migliaia e migliaia di ragazzi e giovani di neanche 20 anni. Tutti morti nei giorni del D-Day. Ma una cosa è certa. in Germania il messaggio è passato in modo più forte ed oggi - il veterano della Hitlerjugend Friedrich Mueller ne è un testimonial – i tedeschi sanno più di altri cos’è stato il nazismo, l’ideologia terribile dell’uomo superiore, la Shoah. Nomi come Himmler, Hitler, Goebbles sono banditi e offensivi, anzi i loro discendenti hanno fatto carte bollate per cambiarli e – a parte qualche pazzo fanatico - si ricorda con disprezzo quel periodo.

Nel 2012 un grande storico udinese, mai apprezzato quanto meriterebbe, quale Doriano Mingutti, scrisse due righe che mi hanno sempre colpito e che – malvolentieri – ho sempre ritenute corrette ed oneste: ”In Germania oggi un tedesco su cinque è a conoscenza dei campi di sterminio nazisti. In Italia per essere ottimisti, una persona su mille conosce questo triste pezzo di Storia italiana legato alla Seconda Guerra Mondiale. Per questo è assolutamente importante mantenere quindi la memoria e contribuire a ristabilire la verità storica”.

In Germania hanno capito non solo che la guerra è uno shock – anche se non la perdi – ma soprattutto che “è peggio ancora quando scopri che tu eri dalla parte sbagliata”. Hanno capito e lo insegnano ai loro figli.

E da noi? I soci ed alleati dei nazisti del Fuhrer. L’Italia del Patto d’Acciaio tra Mussolini ed Hitler del 22 maggio 1939. L’Italia delle leggi razziali del 1938, dei Binario 21, dei nazisti portati a Marzabotto e a Stazzema dai fascisti del posto, l’Italia dei delatori di ebrei per 3.000-5.000 lire a persona, dei cacciatori di bambini ebrei per 1.500 lire.

Troppa gente in Italia ancora oggi non ha capito che il fascismo e tutti coloro che hanno sostenuto e difeso il fascismo di Mussolini erano dalla parte sbagliata! Il 24 marzo 2025 nell’80° Anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine il Premier Meloni non ha detto una parola sui fascisti ufficiali (questore Pietro Caruso, il ministro Guido Buffarini Guidi, gli uomini della GNR di Rodolfo Graziani e della X Mas Barbarigo di Junio Valerio Borghese) e 'non ufficiali' (banda Kock e le bande minori al servizio di Mussolini per ordine e protezione di Mussolini) che aiutarono i soldati di Kappler. Lo stesso per la retata del 16 ottobre 1943.

Abbiamo vie dedicate a Giorgio Almirante, porti a uomini della X Mas, idroscali a Italo Balbo, piazze e vie a Giuseppe Bottai. Oppure a Roma per il neuropsichiatra Arturo Donaggio e a Bari per l'endocrinologo Nicola Pende entrambi firmatari del 'Manifesto della Razza' del 15 luglio 1938 e per Gaetano Azzariti presidente del Tribunale della Razza dal 1939 al 1943. Abbiamo giornalisti che nel 2021 scrivevano che 'grazie al covid quest’anno con ci sarà la retorica del 25 aprile'. Abbiamo l’aeroporto di Cagliari dedicato a Mario Mameli che nella guerra di Etiopia sganciava bombe all’iprite sui bambini. Abbiamo giornali che, dalle mie parti, fino a poco fa accettavano necrologi il 28 aprile dedicati a S.E. Benito Mussolini ‘sempre in noi presente’ o importanti assessori che, solo il 25 aprile scorso, scrivevano che ‘l’antifascismo non è un valore’ e che in quel giorno onoravano al Buso della Spluga il ricordo di 12 nazisti lì uccisi dai partigiani durante la guerra di Liberazione.

La generazione di Friedrich Mueller era “dalla parte sbagliata” e, malgrado lo shock, le generazioni tedesche successive lo hanno scoperto e passate dall’altra parte opposta, quella dell’antinazismo. La generazione di mio nonno e mio padre era in buona parte fascista ossia dalla parte sbagliata, ma grazie alla Liberazione si è reagito ed andati oltre. Mi chiedo oggi – probabilmente vedendo le dichiarazioni anche della Seconda Carica dello Stato per questo 25 Aprile - perché così troppi in Italia difendano la ‘parte sbagliata’ e continuino ad insistere sui principi che erano ‘base fondamentale sin dal 1919 del fascismo’ (rubo sempre le parole del Duce scritte il 6 agosto1938 per anticipare le Leggi sulla Razza). Mi chiedo e non capisco il perché di onorare quell’ideologia e perchè restare ancora convintamente dalla parte sbagliata.

Quando avremo anche noi un nostro Friedrich Mueller?

Ma forse ancora peggiore, dopo oltre 80 anni, non averlo capito. Ed è in questo clima di forte ignoranza storica e di squallido fanatismo da stadio che oggi molti ‘eroi’ della Resistenza, sacrificatisi per liberarci dai criminali come quelli di Vò Vecchio e di tutti coloro che collaborarono, tifarono, si ingrassarono sul sangue di quel periodo, vengono ‘ridimensionati’ o, peggio, dimenticati. Come fossero stati loro ‘dalla parte sbagliata’.

Anche nella mia terra, su eroi della mia terra. Terra che dopo l’8 settembre ’43, forse perché già da allora ben dotata sotto il profilo industriale e alquanto produttiva nel comparto agricolo, fu una comoda preda per i gerarchi del Terzo Reich, favoriti in questo molto dalla presenza e attiva collaborazione dei fascisti di Salò.

Soprattutto dal settembre ’44 quando il feldmaresciallo Kesselring – il numero 1 delle truppe tedesche operanti in Italia - portò la sede del suo comando alle Fonti Centrali di Recoaro. Coerentemente, per ordine del gen. Heinrich Wolff, allora capo delle SS e comandante di polizia in Italia, venne rafforzato tutto il presidio nazista in zona, con la nomina del cap. Fritz Büschmeyer - comandante dell’Öst Bataillon 263 formato da volontari russi ed ucraini - a responsabile del Settore Vicenza-Nord, comprendente Recoaro, Valdagno, Schio, Arzignano, Piovene Rocchette, Arsiero, Marano Vicentino, Thiene, Marostica, Bassano del Grappa e Asiago. Il tutto con una ‘mission’ precisa: combattere e sconfiggere totalmente il movimento partigiano operante in zona e già tra i più ‘vivaci’ anche a livello nazionale.

Si deve sapere che dopo la caduta di Roma del 4 giugno’44, anche gli uomini di Mussolini sotto le effige della R.S.I. (Repubblica Sociale Italiana), qui trasferirono importanti ministeri tra cui, a Valdagno, il comando generale di polizia del Ministero degli Interni, l’archivio dell’Ovra (la Gestapo fascista) , il gruppo Gamma (i nuotatori d'assalto della Xª MAS); la scuola allievi ufficiali della G.N.R.(Guardia Nazionale Repubblicana) a Tonezza del Cimone; la Xª Mas a Thiene; a Montecchio Maggiore la marina; a Longa di Schiavon la scuola delle S.S. italiane.

Il piatto era ricco e molta la fame degli autoinvitati.

“E’ uno shock rendersi conto che hai perso la guerra ed è peggio ancora quando scopri che tu eri dalla parte sbagliata”. Ma purtroppo oggi sembra che fossero gli altri dalla parte sbagliata. Ed è triste doverlo vedere.

Quando avremo anche noi un nostro Friedrich Mueller? Da noi, in Italia, ci manca un Friedrich Mueller!

Abbiamo invece le nostalgie di Alte Cariche dello Stato.

23 aprile 2026 - 2 giorni alla Festa della Liberazione dal nazifascismo (così mi hanno detto a scuola, ma io non ci ho mai creduto) - Liberamente tratto da ‘L’ultimo viaggio da Vò Vecchio ad Auschwitz’ – Ed. AliRibelli - 2024

* Coordinatore Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio


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