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Le origini del suprematismo
di Fabio Alberti
C'è un dubbio che deve essere sorto spontaneo nella Spagna della reconquista, quella che aveva appena cacciato i mori e gli ebrei ed era in piena espansione biologica ed economica, quando Cristoforo Colombo consegnò alla corte dei Re Cattolici, Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia i sei taíno che aveva prelevato dall'isola di Guanahaní, da lui ribattezzata San Salvador.
Erano pienamente umani?
A Valladolid mezzo secolo dopo i più illustri giuristi europei discussero per due anni di seguito se fossero pienamente razionali, titolari di diritti e capaci di autogoverno senza risolvere definitivamente la questione.
Questo dubbio è rimasto sottotraccia nella cultura occidentale attraversando i secoli anche quando questa questione non sembrava più in discussione.
Essa ha attraversato la conquista del West in America e della Siberia in Asia con la relativa sostituzione delle popoplazioni native; ha alimentato la tratta atlatica e la spoliazione dell'Africa; ha accompagnato le campagne missionarie; è sopravvissuto all’Illuminismo travestendosi da missione civilizzatrice; si è ripresentato nell’esportazione della democrazia.
Questo dubbio ogni tanto riaffiora in persone che gli danno una risposta rigorosa: gli altri valgono meno di noi.
Ad esempio a Gaza o in Persia. O in fondo al Mediterraneo.
 
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