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04 aprile 2026
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La vantata superiorità militare ormai insufficiente
di Emma Buonvino

Se è vero che nei cieli iraniani gli Stati Uniti e Israele stanno incontrando più difficoltà del previsto, allora non siamo davanti solo a un fatto militare. Siamo davanti a un fatto politico molto serio.

Per anni Washington e Tel Aviv hanno costruito la loro forza non soltanto sulle armi, ma anche sull’idea di essere intoccabili. Il messaggio è sempre stato semplice: noi possiamo colpire chi vogliamo, quando vogliamo, e nessuno può fermarci.

È così che funziona la potenza imperiale: non solo con i bombardamenti, ma anche con la paura.

Per questo, se davvero droni, missili e aerei americani o israeliani iniziano a essere fermati con più efficacia, il punto non è soltanto il danno materiale. Il punto è che si incrina l’immagine di invulnerabilità su cui si regge una parte enorme del loro potere.

Ed è proprio questo a rendere la situazione pericolosa.

Perché quando un impero sente che la propria superiorità non è più assoluta, spesso non si ferma. Anzi: tende a diventare ancora più aggressivo.

Lo Stretto di Hormuz, in questo senso, non è solo un passaggio marittimo. È uno dei punti più delicati del pianeta, perché da lì passa una parte fondamentale del traffico energetico mondiale. Controllarlo o militarizzarlo significa condizionare l’economia globale e gli equilibri internazionali.

Per questo ogni mossa in quell’area ha un peso enorme. E per questo un eventuale fallimento militare o strategico degli Stati Uniti lì avrebbe un significato molto più grande dell’Iran: significherebbe che anche il dominio occidentale ha dei limiti concreti.

Il problema è che né Washington né Israele sono attori abituati ad accettare facilmente dei limiti.

Israele, in particolare, rappresenta oggi la parte più radicale e pericolosa di questo blocco. Uno Stato costruito sulla colonizzazione, sull’occupazione, sull’apartheid e sulla violenza sistematica tende a vivere ogni ostacolo come qualcosa da schiacciare.

E questo rende tutto più instabile.

Il rischio, infatti, non è soltanto la guerra. Il rischio è la reazione di chi sente di non essere più onnipotente come prima.

Perché spesso i poteri più pericolosi non sono quelli tranquilli nella propria forza. Sono quelli che iniziano ad avere paura di perderla.

Ed è proprio questo che rende il momento così grave.

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