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Pena di morte: UE sospenda Israele da Stato associato
di Piero Graglia *
Si può essere membri dell'UE oppure "Stati associati".
L'associazione permette a Paesi terzi di fruire delle condizioni di favore date dal Mercato unico e dalla cooperazione economica e commerciale. Le condizionalità investono anche i diritti umani ma non sono così stringenti come nel caso della piena adesione. L'art. 2 della Carta dei diritti dell'UE recita infatti che
"1. Ogni individuo ha diritto alla vita.
2. Nessuno può essere condannato alla pena di morte, né giustiziato."
rendendo giuridicamente impossibile appartenere all'UE uno stato che contempli la pena capitale.
Tuttavia, stati con la pena di morte possono essere oggetto di accordi di associazione e in effetti tra i Paesi oggetto degli accordi di associazione euromediterranei (Algeria, Marocco, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Siria, Tunisia, Turchia e Palestina) ve ne sono alcuni che prevedono la pena di morte. Ultimo tra essi Israele, con una legge che prevede la pena capitale per "chiunque conduca attacchi mortali volti a negare l’esistenza dello Stato di Israele", quindi identificando, di fatto, un gruppo etnico specifico, quello palestinese. Diventa difficile infatti immaginare che un colono che uccide dei palestinesi a sangue freddo stia negando l'esistenza dello Stato di Israele (semmai, anzi, la afferma in maniera radicale e unilaterale).
Fa rabbrividire il fatto che questa legge si possa applicare anche ai minori dai 12 anni in su, rendendola una mostruosità giuridica doppiamente fuori da ogni logica di civiltà (incivile la pena di morte, ancora più incivile applicarla ai bambini).
Tutto questo, purtroppo, non implica una cessazione dell'accordo di associazione tra UE e Israele, visto che pure l'Egitto, il Libano e la Giordania contemplano la pena di morte, ma dovrebbe portare a effettive mosse diplomatiche da parte dell'UE dato il carattere "grave" e segregazionista della legge israeliana.
Una protesta c'è già stata, ma se Israele, la millantata "unica democrazia del Medio Oriente" come ama definirsi, vuole davvero essere tale, deve cancellare questa legge e l'UE dovrebbe andare oltre la semplice protesta.
È quindi ora di pensare a sanzioni efficaci, mirate e "dolorose" per il governo Netanyahu, che faccia capire che "l'associato" non può tollerare la politica di Israele nei confronti dei Palestinesi, ponendo un ultimatum: o la legge viene ritirata oppure Israele viene sospeso dall'associazione con l'UE perdendo tutti i vantaggi acquisiti.
È l'unica arma davvero efficace che l'UE ha per intervenire su questo obbrobrio.
* Docente universitario di Storia delle relazioni internazionali
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