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02 aprile 2026
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I pagliacci alla guerra
di Elisa Fontana

I primi effetti della guerra voluta dai nostri cari amici Donald&Bibi, quella per cui coraggiosamente “non condivido né condanno” comincia a far sentire i suoi morsi. I numeri non sono per niente incoraggianti, né, d’altra parte poteva essere diversamente in questa situazione.

L’inflazione su base annua è aumentata dell’1,7%, cioè, di conseguenza, un incremento del 2,2% del carrello della spesa. Il che significa aggravare in modo insostenibile chi già fatica ad arrivare alla terza settimana del mese e che avrà come unica alternativa ingrossare le già sostenute file della Caritas.

Per continuare con le buone notizie, che pare siano solo all’inizio perché sarà il mese di aprile quello più tosto, è arrivato anche il governatore della Banca d’Italia Panetta con la sua relazione annuale che non ha avuto mezzi termini “anche in caso di una rapida cessazione delle ostilità, il ritorno a condizioni ordinate del mercato dell’energia richiederebbe tempi non brevi”. Traduzione spicciola: non pensate con la riduzione a tempo delle accise di risolvere proprio nulla, anzi, dice la UE si rischia di sostenere questo tipo di consumi che in questo momento vanno evitati, a favore di misure che incentivino ad esempio il trasporto pubblico o il telelavoro.

Contemporaneamente, il Commissario europeo all’energia ha parlato di una situazione molto seria e ha invitato i governi a “provvedere per tempo ai preparativi necessari in previsione di una crisi potenzialmente lunga”, cercando misure di riduzione della domanda per poter arrivare preparati al prossimo inverno.

E il commissario Jorgensen non ha mancato di far notare che la guerra ha portato gas e petrolio ad un aumento del 70 e 60%, cioè in soldoni abbiamo speso in 30 giorni di guerra 14 miliardi di importazioni in più. E ha terminato la sua relazione incitando tutti all’uso delle rinnovabili, sottolineando la necessità di mantenere la strategia di decarbonizzazione, perché l’Europa è vulnerabile agli shock energetici proprio in virtù della dipendenza dai combustibili fossili.

Ma nel frattempo il nostro governo cosa fa? Mentre di Meloni dopo il referendum si sono perse le tracce, il nostro governo sta rispondendo a questa crisi essenzialmente con una sospensione delle accise sui carburanti fino al 7 aprile che verrà estesa a tutto aprile se si trovano i fondi, incentivando in tal modo quei consumi che l’Europa si raccomanda di limitare con altre misure. Poi è notizia di qualche giorno fa che il governo ha spostato la data della decarbonizzazione totale al 2038, mantenendo aperte le 4 centrali a carbone che coprono nemmeno l’1% del fabbisogno energetico nazionale.

Infine, è da tempo che Meloni, Pichetto Fratin e Urso chiedono all’Europa l’abolizione del sistema ETS. ETS è un meccanismo di scambio delle quote di CO2 che ha come scopo la riduzione delle emissioni, imponendo maggiori costi alle industrie che ne producono di più. Gli ETS funzionano stabilendo un tetto massimo di CO2 consentita che si riduce ogni anno, costringendo le imprese ad inquinare meno. Una pratica virtuosa che sarà rivista e ammodernata a breve, ma non certamente abolita come richiesto dai nostri prodi diversamente ecologisti.

E così mentre la Spagna, ad esempio, ha raggiunto una copertura energetica da fonti rinnovabili veramente ragguardevole, noi manteniamo aperte le centrali a carbone fino al 2038. Insomma, di fronte ad uno scenario mondiale per molti versi inquietante e ondivago, noi abbiamo pronti i nostri pannicelli caldi.

Nel frattempo, però, il nostro presidente del Senato intrattiene in Senato la famiglia del bosco e con un post ad hoc gli italiani sulla eliminazione dell’Italia dal mondiale. E Italo Bocchino ci rivela di chi è stata la colpa della proditoria eliminazione: della sinistra ovviamente.

Se fosse vissuto oggi Leoncavallo non avrebbe mai ambientato I Pagliacci in un teatro.


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