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Troppo giovane per votare ma non per morire
di
Rinaldo Battaglia *
Si racconta che nella terribile guerra del Vietnam, nella regione di Saigon, forse già nel 1968, venne trovato un accendino caratteristico, in dotazione ai marines statunitensi, con una scritta particolare e amaramente molto veritiera:
"Troppo giovane per votare, ma non per morire.
Troppo giovane per amare, ma troppo vecchio per piangere."
Difficili trovare parole altrettanto perfette sul senso della guerra e sul senso di mandare giovani e ragazzi a combattere contro altri giovani e ragazzi. In quegli anni durante la campagna presidenziale del 1972, che lo vide fortemente sconfitto dal guerrafondaio Richard Nixon, il candidato democratico George McGovern arrivò persino a dire ‘Sono stufo di vecchi che progettano guerre in cui mandano giovani a morire’. Forse anche per quello perse sonoramente le elezioni.
E nel clima di queste settimane è facile capire il perché di quella sconfitta elettorale.
Il potere ha sempre ’formato’ giovani alla guerra. Anche il nostro Benito Mussolini, di certo uno dei primi e uno dei più convintamente guerrafondai. Basterebbe ricordare il suo ‘discorso del carro armato’ quando il 24 agosto 1934 in piedi su un carro, ai Tre Poggioli, davanti a 3.000 nuovi ufficiali - la ’spina dorsale’ dell’esercito del futuro - disse senza creare malintesi, che “La Nazione deve essere pronta alla guerra non domani, ma oggi.” La Nazione, cioè voi, i nostri giovani.
Nessuna meraviglia quindi se poi si arrivò a battaglioni e divisioni di ragazzi, molti al di sotto dei 17-18 anni, destinati a combattere ed uccidere durante azioni criminali in guerra.
Oggi è il 1° aprile e ricorre l’82° di un massacro perpetrato dai giovani soldati della "Hitlerjugend", fanaticamente preparati e formati alla guerra e all’odio verso gli altri. Avvenne nella Francia del nord, un poco prima del D-Day, nell’antico villaggio di Ascq, oggi Villeneuve d'Ascq, quasi sul confine attuale col Belgio. E a massacrare ed uccidere furono i ragazzi della 12. SS-Panzer-Division "Hitlerjugend", una formazione corazzata delle Waffen-SS.
Erano tutte reclute giovanissime, profondamente ideologizzate, ‘nazificate’ fin dalla nascita o dai tempi dell’asilo, provenienti tutte dalla Hitler-Jugend e guidate in battaglia da ufficiali esperti con alle spalle anni di guerra sul fronte russo nei quadri della "Leibstandarte SS Adolf Hitler", una delle più sanguinarie e criminali. Qualche nome? I generali Kurt Meyer, Fritz Witt e Max Wünsche, uno peggiore e più bestiale dell’altro. Dopo il D-Day quei giovani saranno quasi tutti sacrificati nel settore di Caen a bloccare l’avanzata alleata, salvando il sedere alle altre divisioni dell'esercito tedesco in ritirata dalla Normandia, divisioni per il Fuhrer probabilmente più ‘utili’ e meno sacrificabili.
Il massacro del 1° aprile di Ascq fu commesso per rappresaglia dai giovani della 12ª SS-Panzerdivision "Hitlerjugend” comandati quel giorno dal tenente Walter Hauck, criminale anche negli ultimi minuti di guerra (5 e 6 maggio 1945) vicino a Praga durante l’ultima ritirata, nel villaggio di Leskovice e nel distretto di Pelhřimov.
Ad Ascq, nella notte tra il 1º e il 2 aprile 1944, la 12ª SS-Panzerdivision "Hitlerjugend” uccise con la massima atrocità e senza alcuna pietà, almeno 86 uomini e ragazzi di età compresa tra i 15 e i 75 anni. Tutti civili, nessun militare. Solo ragazzi e vecchi di fatto. Solo colpevoli di esser francesi e destinatari dell’odio che Hitler ed il nazismo aveva impregnato, come veleno, fin nelle ossa di quei giovani soldati.
In quel maledetto 1° aprile, nella tarda sera, i partigiani locali (i “maquis”) riuscirono a bloccare alla stazione ferroviaria di Ascq un treno nazista proveniente da Tournai e diretto a Lille. Quel treno trasportava proprio quel battaglione delle 12ª Divisione corazzata delle SS, diretto in Normandia a rinforzare le difese tedesche e Hitler pretendeva che fosse subito operativo, chissà mai che proprio lì arrivasse l’invasione alleata.
Perché il D-Day era di certo nell’aria: era solo questione di calendario, anche se si temeva che avesse l’epicentro principalmente a Calais, molto più vicina ad Ascq peraltro. Ma sappiamo che lì tutte le previsioni naziste si rivelarono sbagliate. L’attentato dei maquis non provocò morti tra i nazisti di Hauck, ma mise il reparto corazzato in grave rischio e pericolo. Con l’alba successiva i mezzi corazzati del battaglione, posizionati sui vagoni del treno, sarebbero stati facile preda degli aerei alleati. Come era logico prevedere ed attendere.
Fu allora che il tenente Hauck andò via di testa: non sapeva analizzare i rischi, non sapeva organizzare una difesa, non sapeva usare i genieri del battaglione per ’riparare’ il danno. Gli avevano solo insegnato ad odiare ed uccidere. Era la scuola del Fuhrer, nata dall’esempio della scuola del Duce. Immediatamente dette ordine alle sue giovani truppe di “perquisire il villaggio e di rastrellare tutti gli abitanti maschi dai 17 ai 50 anni. La sua intenzione era di farsi svelare l'identità dei partigiani, a suo giudizio ancora presenti in paese e protetti dalla popolazione. Di fronte alla reticenza degli arrestati, Walter Hauck ordinò di fucilarli a piccoli gruppi, intimando ai maquis di consegnarsi spontaneamente, oppure di perire insieme a tutti gli altri”.
Lo storico Édouard Catel (in “Le crime desnazis à Ascq, Croix du Nord - Lille, 1944”) e meglio ancora Jean-Marie Mocq (in “La 12ª SS Hitlerjugend massacre Ascq, cité martyre”, Edizioni Heimdal, 1994) ne parlano in maniera dettagliata, precisa e documentata.
Nessuno subito intervenne a fermare il massacro: la gendarmeria francese di Lannoy (fascista e collaborazionista di Vichy) restò ferma, lo stesso il piccolo distaccamento della Wehrmacht stanziato ad Ascq che non ritenne opportuno bloccare i giovani di Hauck. Chissà quanti ne avevano già visti e chissà quanti massacri ne avrebbero visti ancora.
Solo dopo due ore di sangue e atrocità bestiali, dopo le 1 di notte del 2 aprile, arrivò un giovane ufficiale, il tenente Fricke (mai bene identificato comunque) al comando di un reparto della Feldgendarmerie. Quest’ultimo riuscì a fermare le uccisioni in serie (forse per questo non è mai stato bene individuato perché il suo atto ‘stonava’ nella strategia e nella scuola nazista) a costo anche di minacciare personalmente il tenente Walter Hauck e i suoi giovani soldati della 12. SS-Panzer-Division "Hitlerjugend”.
Il massacro venne bloccato: ma 86 vite erano state uccise, 86 innocenti perduti per sempre. Il giorno dopo, sistemate un po’ le cose sui vagoni, i ragazzi della 12. SS-Panzer-Division "Hitlerjugend e il loro tenente Walter Hauck se ne andarono come nulla fosse. Così erano stati formati, istruiti, preparati, formatati. Erano soldatini di piombo, erano macchine da guerra, delle ‘non-persone’. Anche se di soli 17/18 anni. E pochi vedranno la fine della guerra e della loro Germania nazista.
Del tenente Fricke non si seppe più nulla, né il suo nome di battesimo né come lì fosse arrivato e che fine avesse poi fatto. Di certo non venne premiato come un eroe, anzi.
Il tenente Walter Hauck fece invece carriera nelle S.S. e ordinò altri massacri. Ma a guerra finita venne ricercato e catturato dai francesi di De Gaulle. Venne processato da una corte marziale francese e condannato a morte, ma la pena fu poi convertita in ergastolo e già nel 1957 venne graziato e liberato. Non è che il post-Vichy in Francia sia stato molto diverso dal post-fascismo da noi. Che sia stato per l’influenza americana e per la nuova ‘guerra fredda’?
Ma ad est le cose non furono sempre uguali. Nel 1969, dopo la Primavera di Praga, la Cecoslovacchia - spinta in quel tempo di certo dall’URSS - chiese la sua estradizione dalla Germania dell’Ovest per poterlo processare quale responsabile del massacro di Leskovice del 5 e 6 maggio 1945. Ma la Germania ‘americana’ rigettò subito la richiesta e anche 30/35 anni dopo fu costretta ancora a ritornare in argomento e a rigettare una nuova richiesta (tramite il tribunale di Stoccarda) formulata nel 2005 dal governo ceco, dopo aver prodotto e rinvenuto nuove prove sul massacro di Leskovice. E tutto finì lì.
La S.S. Walter Hauck è sopravvissuto, quasi tutti i suoi ragazzi della 12ª SS-Panzerdivision "Hitlerjugend”, i suoi giovani sicari, invece, morti nella guerra per cui erano stati ‘creati’.
"Troppo giovane per votare, ma non per morire.
Troppo giovane per amare, ma troppo vecchio per piangere."
Giovani ‘formati’ per la guerra, in tempi, luoghi e divise diverse. E oggi nel 2026 – 82 anni dopo – che sia cambiato qualcosa?
1° aprile 2026 – 82 anni dopo - Liberamente tratto dal mio ‘Il tempo che torna indietro – Prima Parte” - Amazon – 2024
* Coordinatore Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio
 
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