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31 marzo 2026
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Il sacrificio di Ezio
di Rinaldo Battaglia *

Furono 28 gli ebrei veronesi che vennero deportati nei lager di sterminio.

Tra questi Ezio (Ezio Volterra) che, ricercato dai fascisti e dai nazisti sin dal 31 marzo 1944, il 2 aprile si consegnò in Valpolicella lui personalmente alle S.S. di Verona per evitare che la figlia e la nipotina subissero violenze, dopo che era stato tradito per denaro – come sempre succedeva – da un fanatico fascista di San Vito di Negrar.

Si era nascosto, ma consegnandosi liberamente permise che i nazisti non arrivassero anche a scoprire il rifugio dei familiari.

Aveva quel giorno 52 anni ed era sì ebreo, originario di Modena, ma si era sposato con una ragazza cattolica (Ida Beggiato), aveva avuto 3 figli che aveva fatto tutti battezzare. Dopo le ‘infami‘ leggi razziali di Mussolini del ’38, aveva accettato anch’egli di ricevere il sacramento nel 1939, su consiglio di don Giuseppe Chiot, il parroco di San Luca e cappellano delle carceri.

Ma dopo l’8 settembre ’43 e soprattutto dopo la Carta di Verona del 17 novembre ’43 dove Mussolini dichiarava all’art. 7 ‘nemici gli ebrei’, nell'intento di sfuggire ai rastrellamenti effettuati dai tedeschi e dai fascisti di Salò - oltre alle vigliacche delazioni per denaro - cercò di nascondersi nei dintorni di Negrar, dapprima a Novare, in una villa di proprietà dell'impresario Attilio Simonini, e in seguito a Crosara. Ma quest'ultimo suo nascondiglio non sarà poi tanto segreto.

Dopo aver trascorso qualche mese nel campo di Fossoli (dal 4 aprile al 2 agosto ’44), Ezio venne inserito nel convoglio destinato ad Auschwitz. Al suo arrivo, il 6 agosto, venne collocato tra coloro destinati subito alla camera a gas.

Verona, durante il fascismo “è stata un centro nevralgico: il fascismo storico l’ha vista come uno snodo, quello repubblicano l’ha elevata a «capitale» della Repubblica sociale italiana. Da allora, al netto di quarant’anni di governo democristiano, di un decennio di proto-fascioleghismo e di quattro anni di destra sovranista, il nero si è preso la pancia della città. E non l’ha mai lasciata”.

Sono parole del 2021 dello storico Paolo Berizzi (in “È gradita la camicia nera”, edito da Rizzoli) che bene fotografano quella realtà, tuttora. Anche il sacrifico di Ezio non è servito a nulla nella nostra Italia post fascista, poco post e molto fascista. Ed è doloroso oltreché avvilente scriverlo. E’ il tempo che torna indietro.

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* Coordinatore Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio


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