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La legalità è il nostro faro
di
Elisa Fontana *
Oggi un paio di fatterelli sulla legalità in salsa meloniana.
Il nostro ministro della giustizia Carlo Nordio, magistrato in pensione e uomo di legalità specchiata, dopo la battaglia referendaria si sta producendo in un’altra battaglia di civiltà.
Accade che l’Argentina qualche anno fa abbia chiesto l’estradizione di un sacerdote, don Franco Reverberi, per processarlo per crimini contro l’umanità che sarebbero stati compiuti durante la tragica dittatura di Videla, avendo il sacerdote operato negli anni della dittatura come cappellano in quello che si è poi rivelato un centro clandestino di tortura e sterminio.
Bene, nel 2023 la Cassazione, forte anche di un mandato di cattura internazionale per tortura e crimini di guerra, ha accolto la richiesta di estradizione presentata dall’Argentina, ma l’integerrimo ministro Nordio è da allora che si rifiuta di firmare il provvedimento di estradizione.
E in questo atteggiamento si può ravvisare l’estrema coerenza del ministro che nel caso Almasri fece riaccompagnare il boia a casa con tutti gli onori, qui si rifiuta di consegnare alla legge uno che, secondo le testimonianze, assisteva a interrogatori e torture con la Bibbia in mano e la pistola nella fondina.
Le autorità argentine, oltretutto, lo cercano non per condannarlo (ha 88 anni), ma per sapere da lui dove sono seppelliti alcuni dei desaparecidos transitati da quel centro e spariti nel nulla. Ma ai giudici argentini forse non è ancora arrivata la notizia che il diritto vale, ma fino ad un certo punto.
Che si aggiornino, noi ci siamo già portati avanti.
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E veniamo al secondo fatterello. Era appena tornato a casa, come Lassie, il deputato di FDI Calogero Pisano, esponente siciliano di primo peso della classe politica meloniana che è successo il patatrac.
Tre anni fa il buon Pisano, appena eletto in Parlamento, era incappato in un inciampo, una sciocchezzuola, una minuzia, una leggerezza, in alcuni post sui social aveva definito Hitler “un grande statista”. E che volete mai che sia, ma i malevoli avversari avevano alzato una canea tale che FDI lo aveva sospeso e gli aveva trovato casa temporanea in Noi Moderati, il partitone di Lupi che, appunto in quanto moderati avevano accolto a braccia aperte un filonazista.
Bene, il purgatorio era durato tre anni, ma finalmente Giorgia il mese scorso aveva dato il via libera al rientro di “Lillo” nel partito, perché non si rinuncia a cuor leggero ad un bel serbatoio di voti. Ma Lillo non ha nemmeno fatto in tempo a sedersi sulla poltrona del cuore che i maledetti magistrati comunisti hanno approntato subito un plotone di esecuzione.
La Procura di Agrigento lo sta indagando per peculato, truffa aggravata e finanziamento illecito dei partiti, perché pare che parecchi fondi regionali e comunali destinati ad eventi culturali facessero strani giri, finissero al partito e finanziassero infine la campagna elettorale del nostro Prode.
Nel frattempo hanno avvistato l’onorevole Sbardella, inviato ormai da tempo immemore da Giorgia a commissariare il partito in Sicilia, con la tuta da sci sull’Etna a godersi piste innevate e il panorama sul mare. Da qui è tutto fantastico, lo hanno sentito dichiarare e lo crediamo, oltretutto da lassù non si vedono proprio le miserie di quaggiù.
E dal governo Legge&Ordine è tutto. Per ora, ovviamente.
* Coordinatrice Commissione Politica e questione morale dell'Osservatorio
 
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