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Il nazifascismo non recluta mostri, recluta vuoti
di Francesco P. Esposito *
Ragazzo 17enne del mondo nazifascista sovranista Progettava di fare una strage a scuola (sic!)
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Non tutti i ragazzi che restano soli diventano violenti.
Ma un ragazzo lasciato senza spazi sociali, senza linguaggio emotivo, senza comunità, può finire per costruirsi un’identità dove trova posto: nel culto della forza, nel mito dell’odio, nella retorica neofascista che trasforma la frustrazione in missione.
E quando la società non offre appartenenza, qualcuno se la fabbrica con le bombe.
Con le armi.
Con il fantasioso delirio di “fare la storia” massacrando compagni veri.
Il punto non è solo il singolo 17enne.
Il punto è il terreno di coltura.
Se togli ai ragazzi luoghi, ascolto, conflitto sano, educazione affettiva e anticorpi culturali, poi non stupirti se arrivano i predatori ideologici a riempire il vuoto.
Il neonazismo, per certi adolescenti fragili, non è solo un’idea.
È un travestimento identitario pronto all’uso.
E no, non basta dire “mostro”.
Perché il mostro, quasi sempre, prima è stato un ragazzo che nessuno ha voluto capire.
E che qualcun altro ha saputo reclutare.
* Criminologo forense, componente del Comitato tecnico-giuridico dell'Osservatorio
 
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