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30 marzo 2026
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La croce di ferro
di Rinaldo Battaglia *

La Croce di Ferro, durante il Terzo Reich, era un importantissimo riconoscimento e un'importantissima decorazione militare sin dai tempi di Federico Guglielmo III, il re di Prussia che la istituì nel lontano 1813 durante le guerre napoleoniche.

Risultava un qualcosa di più di un semplice merito ufficiale in un’azione strategica o di un comportamento da vero eroe per la Patria. Sembrava apparentemente come una croce colorata di nero in ferro brunito, racchiusa dentro in una cornice di metallo argentato. Sembrava, ma era molto, molto di più.

Hitler ne riprese il suo valore militare e sociale. La potenza della propaganda nazista poi la esaltò ai massimi livelli, fino all’8 maggio 1945. Dopo non ne furono più assegnate. Era finito Hitler, era finita la propaganda, restavano solo le macerie e la fame.

Un giorno il Mahatma Gandhi disse che “ci sono stati tiranni, ci sono stati assassini, e per un po’ sembrano invincibili, ma alla fine crollano”. Alla fine crollano e con loro i miti, le medaglie, le croci di ferro.

E' la legge del mondo. Sono passati tutti, sono tutti morti, dai più fanatici assassini ai più criminali, sono passati tutti lasciando in eredità solo macerie e rovine. Fisiche e morali.

Esiste una foto tra le rovine di Berlino, della tarda primavera del 1945, dove un orfano tedesco, un bambino, risulta in piedi in mezzo alla devastazione più totale, aggrappato alla Croce di Ferro di suo padre, morto in guerra chissà dove e chissà come.

La preziosa medaglia, simbolo di valore, importantissima ed ambitissima, ora serviva solo come mezzo di scambio per mangiare qualcosa, per non morire di fame. Risultava ora solo una reliquia desolante di un tempo lontano, lontanissimo. Eppure erano solo pochi mesi prima sul calendario della Storia.

Disperato, quel bambino, offriva la Croce di Ferro del padre per sopravvivere, nella speranza che qualche soldato alleato ora la valorizzasse e in cambio ne desse qualcosa da masticare, forse un pezzo di pane.

Dell’eroismo del padre ora si teneva stretto solo quel bisogno. Le battaglie era perdute ora serviva vincere la fame e la miseria. “Ci sono stati tiranni, ci sono stati assassini, e per un po’ sembrano invincibili, ma alla fine crollano”.

Parole di alto valore ma che non sembrano abbiano insegnato nulla 80 anni dopo. Le guerre esistono, aumentano sempre più e con esse le medaglie ai migliori (migliori soldati o migliori assassini?). Ma cosa resterà alla fine ai loro figli?

Cosa resterà ai nostri figli di questi anni di odio e di guerre in ogni angolo di mondo?

Che eredità lasceremo loro?

30 marzo 2026 – liberamente tratto dal mio 'Mi chiamo fuori' - Amazon - 2025

* Coordinatore Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio


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