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Sevizie agli animali sono spesso un inizio
di Francesco P. Esposito *
Gattina violentata e buttata per strada a Roma.
Un gatto non è un oggetto.
E chi lo usa per esercitare dominio non è “un pazzo”.
È un soggetto socialmente pericoloso.
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La violenza sugli animali non è folklore nero.
Non è una stranezza da archiviare sotto la voce mostri.
È una lingua del potere.
Quando il caso è così eclatante, tutti si indignano.
Giusto. Normale. Fisiologico.
Ma io voglio di più.
Voglio che fai collegamenti, che vedi i semi della violenza tollerata.
VOGLIO CHE NON TI FERMO ALLO SCHIFO, MA TU VEDA LO SCHIFO CHE PIACE
Voglio chiederti cosa c’è di divertente nel perforare il palato di un pesce, traumatizzarlo e poi ributtarlo in acqua.
Cosa c’è di divertente?
Che nome gli diamo, quando il dolore dell’altro diventa passatempo?
Da criminologo, ti richiamo alla complessità:
la violenza non comincia dal caso più mostruoso.
Ci arriva.
Ha gradi.
Ha soglie.
Ha addestramenti.
Ha giustificazioni.
Ha abitudini.
E spesso, quando arriva il gesto che fa orrore a tutti, non stiamo vedendo l’inizio.
Stiamo vedendo la punta estrema di una disumanizzazione già allenata altrove.
Il mio compito non è solo indignarmi con te.
È farti vedere questo.
* Criminologo forense, componente del Comitato tecnico-giuridico dell'Osservatorio
 
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