Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
20 marzo 2026
tutti gli speciali

Riforma giustizia: non ci credono nemmeno loro
di Elisa Fontana *

A volte fa bene riguardare le cose del passato, non per vuota nostalgia, ma per ripasso storico e aiuto alla propria e all’altrui memoria. E così ho ritrovato un vecchio scartafaccio in una cassa polverosa, ma non aspettatevi un romanzo tipo Promessi Sposi, i capolavori vengono trovati nelle casse polverose solo rarissimamente. No, qui si tratta di una più prosaica intervista al Foglio, intervista che risale ad un anno fa, di un personaggio di cui poi vi dirò, se avrete un attimo di pazienza.

E, dunque, il nostro personaggio viene intervistato dal Foglio a proposito della riforma della magistratura messa in campo dal governo e all’epoca già approvata dalla Camera e al vaglio del Senato. Il nostro mister X non ha peli sulla lingua nel demolire praticamente in toto la riforma. “Il doppio CSM è un errore strategico che, per eterogenesi dei fini si rivolterà contro. I PM prima di divorare i politici divoreranno i giudici”.

E continua argomentando “O si va fino in fondo e si porta il PM sotto l’esecutivo…oppure gli si toglie il potere di impulso sulle indagini”. E ancora “Quando un PM non dovrà neanche più contrattare il suo potere con i giudici in un solo CSM e avrà un suo CSM che gli garantirà sostanzialmente tutti i privilegi, quel PM prima ancora di divorare i politici andrà a divorare i giudici, che hanno il terrore di questa roba.”

Ma grandissime riserve il nostro Mister X sparge anche sull’Alta Corte disciplinare, sottolineando come la stessa Meloni avrebbe riconosciuta l’incongruenza di creare un tale organismo solo per i magistrati. Una sola cosa il Nostro salva dalle macerie di questa riforma: “L’unica cosa figa è il sorteggio, basta”. Ma chi è l’autore della totale demolizione della riforma Nordio, il Torquemada di codici e pandette, l’oppositore di una riforma abborracciata che si rivolterà contro chi l’ha voluta?

Bene, l’autore di queste critiche puntute e pregnanti è stato il sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, nella vita civile avvocato penalista, che un anno fa disvelò non solo la sua posizione critica alla riforma, ma anche il sottotesto della riforma stessa sempre negato dalla maggioranza: per avere un senso la riforma avrebbe dovuto prevedere i PM sotto il potere esecutivo.

Mi sembrerebbe persino inutile, vista la statura personale e politica dei protagonisti, sottolineare che dopo la pubblicazione dell’intervista Delmastro si precipitò a smentirne seccamente i contenuti con queste accorate e indignate parole: “Oggi un articolo di giornale ha esasperato il significato dei ragionamenti che ho fatto, nel corso di un colloquio informale, sulla riforma della giustizia.” E giù tutto un ribadire la sua ferrea e indefettibile adesione all’ottima riforma di Nordio.

Il giorno dopo Il Foglio, in risposta all’accorata reprimenda, pubblicò la registrazione del colloquio avuto con Delmastro che provava inoppugnabilmente che lui quelle cose le aveva dette e che non c’era stata nessuna esasperazione o distorsione di quanto dichiarato. Davanti ad una figura così barbina le alternative sarebbero state molteplici, Delmastro si sarebbe dovuto dimettere per aver mentito sui contenuti dell’intervista e per l’impossibilità di portare avanti un rapporto fiduciario con il suo ministro di cui non condivideva pubblicamente l’atto più importante.

Il ministro Nordio avrebbe dovuto sfiduciarlo perché venuto meno il rapporto di fiducia con il suo sottosegretario che va dai giornalisti a lamentarsi di quanto brutta sia la riforma. La presidente del consiglio avrebbe dovuto dimissionarlo con preghiera di chiarirsi ben bene le idee sul ruolo di un Sottosegretario di Stato. E, invece, inspiegabilmente Delmastro non solo è rimasto al suo posto, non solo fa campagna referendaria (finta, a questo punto) per il sì alla riforma, non solo si fa condannare in primo grado per aver spiattellato a Donzelli atti coperti da segreto, ma addirittura costituisce società con la figlia del prestanome del clan camorristico Senese. Ed è sempre lì, intoccabile e immarcescibile.

Ma, ove mai non vi fosse bastato, vi lascio con le immortali parole con cui chiuse la famosa intervista al Foglio “Nella mia persona convivono entrambe le pulsioni, sia quella garantista che quella giustizialista, a corrente alternata secondo le necessità”. Cioè il famoso garantismo a convenienza.

Ecco, quando vi verranno a parlare della necessità della separazione delle carriere, del loro imperituro garantismo contro il resto del mondo manettaro, quando vi illustreranno la bontà suprema della riforma della magistratura e di quanto ci tengano alla indipendenza della medesima, ecco pensate a Delmastro, a quel che dichiara pubblicamente, a quel che dichiara nelle registrazioni, pensate pure che non è l’unico e regolatevi di conseguenza.

* Coordinatrice Commissione Politica e questione morale dell'Osservatorio


per approfondire...

Dossier diritti

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale