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14 marzo 2026
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Obiezione di coscienza: in onore di Alberto Trevisan
di Corrado Poli *

Apprendo della morte di Alberto Trevisan, il quale negli anni Settanta si batté perché fosse riconosciuta l'obiezione di coscienza quando il servizio militare era ancora obbligatorio. Pagò con il carcere il suo impegno civile contro la violenza.

L'impegno, la lotta e l’indegna detenzione di Alberto Trevisan portarono all’approvazione di una legge che consente l’obiezione di coscienza a prestare servizio militare.

Piango la morte di un amico e vorrei che il ricordo di Alberto ci stimolasse nella lotta contro il crescente militarismo, contro gli eserciti professionisti il cui potere cresce senza limiti, contro il riarmo e il linguaggio di guerra usato per risolvere le questioni internazionali.

Negli ultimi tempi, abolito da ormai un quarto di secolo il servizio militare obbligatorio, la questione si pone in termini molto diversi, quasi opposti, ma altrettanto drammatici. Di seguito qualche riflessione.

La leva obbligatoria è preferibile a quella volontaria che rafforzerebbe ulteriormente un esercito composto da persone inclini al militarismo.

Eppure, in Europa, è politicamente praticabile solo una leva militare su base volontaria. Nessun governo né partito troverebbe il consenso per obbligare tutti i cittadini a svolgere un anno o più di servizio militare. La maggior parte dei cittadini lo rifiuterebbe e non è nemmeno nell’interesse di chi promuove il riarmo.

Una leva militare su base volontaria è pericolosa per la democrazia e la pace. Si dice che se una persona dispone soltanto di un martello, tratterà tutti i problemi come se fossero chiodi. E quale strumento hanno i militari?

Certamente non penserebbero che, per evitare i conflitti, sarebbe meglio stipulare accordi commerciali e culturali anziché crearsi presunti nemici. Ma senza i nemici, i militari di carriera o volontari avrebbero una crisi di identità.

Una leva generalizzata, invece, porterebbe nelle forze armate persone con opinioni diverse, che rappresenterebbero le opinioni presenti nella nazione e non una sola di esse. I militari di leva potrebbero rifiutarsi di combattere. Inoltre, si preparerebbero all’uso delle armi persone disposte a opporsi alle dittature. Se i partigiani non avessero svolto il servizio militare, non avrebbero avuto l’istruzione necessaria per combattere il fascismo. E nemmeno il fascismo ci sarebbe stato se milioni di persone non fossero state mandate a combattere una guerra inutile e sanguinosa.

Il passaggio dalla difesa della patria all’uso degli eserciti per imporre dittature militari o portare guerre indesiderate dal popolo è molto breve e probabile. Siamo prossimi a questa situazione, a cui i cittadini responsabili e democratici devono opporsi in ogni modo.

Mi sono già domandato, in altri articoli, se il riarmo abbia davvero come obiettivo la difesa o l’attacco preventivo (cit. Cavo Dragone) alla Russia, oppure abbia finalità di politica interna e di crescita di un gruppo dirigente in cui i militari tornano a rivestire un ruolo egemone.

Non dimentichiamo che una milizia popolare, con compiti di sola difesa, costituisce un concetto cardine della democrazia antica e moderna. Al contrario, gli eserciti mercenari e le caste militari si associano alle dittature. Oltre che nella nostra Costituzione, questo principio è sancito anche nella Costituzione degli Stati Uniti d’America. Ai sensi del secondo emendamento, alcuni contestano la legittimità costituzionale delle ipertrofiche forze armate statunitensi.

* Componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio


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