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13 marzo 2026
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Trattativa stato-mafia: Contrada porta i segreti nella tomba
di Santina Sconza *

E' morto Bruno Contrada, il super poliziotto capo della Squadra Mobile e della Criminalpol, numero 3 del servizio segreto civile negli anni più violenti della guerra di Mafia a Palermo.

Contrada per anni è stato al centro di una lunga e controversa vicenda giudiziaria, venendo condannato a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

A Bruno Contrada vennero affidate le indagini sulla strage di via D'Amelio da da Giovanni Tinebra, all'epoca a capo della procura di Caltanissetta.

Quel Giovanni Tinebra che avrebbe fatto parte di una loggia massonica di Nicosia (dove in effetti ha lavorato tra il 1969 e il 1992) chiamata «Terzo oriente», nata «sulle ceneri della P2» per proseguirne l’operato, come si evince da dichiarazioni rese dal pentito Gioacchino Pennino nel 1998: «Affiliare tutti coloro di cui non si poteva rendere manifesta l’appartenenza massonica, al fine di creare un organismo capace di gestire il potere al di sopra dei partiti e del governo».

Dalla Procura di Caltanissetta era partito l'ordine ai servizi segreti, una mossa non prevista dall'ordinamento giudiziario.

Dopo la morte di Paolo Borsellino, Contrada fu accusato di concorso esterno in associazione mafiosa sulla base delle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia di Cosa Nostra.

L’arresto di Contrada, il 24 dicembre 1992, fu deciso dalla Procura di Palermo che si avvalse dei contributi di quattro pentiti: Gaspare Mutolo, Tommaso Buscetta, Giuseppe Marchese e Rosario Spatola. Mutolo, già confidente e poi arrestato da Contrada, lo accusò di frequentare dal 1979 un appartamento in via Jung a Palermo, riconducibile all’influenza del boss Angelo La Barbera, e di avere avvertito latitanti come Stefano Bontate e Totò Riina di perquisizioni imminenti.

Accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, venne condannato a dieci anni di carcere il 5 aprile 1996, sentenza ribaltata in assoluzione in Appello nel 2001.

Sempre i pentiti accusarono Contrada di rapporti intrinseci con Cosa Nostra, con Michele Greco, il Papa, con Totò Riina, con Aiello, il poliziotto, accusato di molti omicidi.

Ancora una condanna a dieci anni nel 2006, dopo che la Cassazione aveva rinviato gli atti a Palermo e dopo 31 ore di Camera di Consiglio della Corte d’Appello. La Cassazione confermò la condanna l’anno successivo. Carcere e domiciliari, fine pena nell’ottobre 2012.

Accuse che Contrada ha sempre respinto, definendo quelle ricostruzioni come vendette di pentiti da lui perseguiti.

La Cedu, Corte dei diritti umani, ha condannato lo stato italiano a un risarcimento per ben due volte all'ex poliziotto. La Corte ha rilevato che, negli anni '80 (epoca dei fatti), il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non era sufficientemente chiaro e prevedibile nel diritto italiano.

Contrada un uomo perseguitato dalla giustizia? Contrada un '007 corrotto fra SISDE e Cosa Nostra?

Solo lui poteva sapere, ma non potrà più parlare, tuttavia i procedimenti giudiziari hanno più volte valorizzato una concordanza nelle versioni dei pentiti.

Con Provenzano, Riina, Matteo Messina Denaro, Santapaola e oggi con Contrada, diversi misteri sulle stragi sono sepolti con loro.

Avremo mai giustizia? Sapremo mai la verità sulle stragi? O dobbiamo accontentarci della tesi che furono stragi di appalti e di imprenditori?

La Trattativa Stato-Mafia sarà per sempre seppellita o ci saranno altri sviluppi? Noi siamo qui ad attendere.

* Coordinatrice Commissione Mafia e Antimafia dell'Osservatorio


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