 |
Kallas: USA vogliono indebolire l'UE
di
Pierpaolo Minardi
L'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, ha accusato gli Stati Uniti di voler indebolire la coesione europea, sottolineando le crescenti tensioni nelle relazioni transatlantiche.
Intervistata dal Financial Times, Kallas ha suggerito che le politiche statunitensi nei confronti dell'UE assomigliano alle strategie impiegate dai tradizionali avversari del blocco.
"Gli Stati Uniti sono stati molto chiari nel voler dividere l'Europa. Non gradiscono l'Unione europea", ha affermato l'Alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza.
Le dichiarazioni di Kallas giungono nel contesto delle continue controversie in materia di commercio e difesa. Il presidente statunitense Donald Trump ha ripetutamente criticato l'UE, imponendo dazi doganali ai paesi membri ed esplorando misure che potrebbero mettere a dura prova la NATO, tra cui l'insistenza di Trump sull'annessione della Groenlandia.
L'Alto rappresentante dell'UE ha sottolineato che gli Stati membri dovrebbero affrontare le politiche statunitensi collettivamente, anziché negoziare individualmente, sostenendo che l'unità rafforza la posizione negoziale dell'Europa. In materia di difesa, Kallas ha riconosciuto la dipendenza dell'Europa dalle risorse militari statunitensi, pur sollecitando maggiori investimenti nell'industria della difesa del blocco per costruire l'autonomia strategica.
Questa settimana, l'amministrazione Trump ha avviato indagini commerciali contro l'UE, la Cina, l'India, il Giappone, la Corea del Sud e il Messico, citando presunte pratiche sleali. Le indagini potrebbero portare all'imposizione di nuove tariffe quest'estate, a seguito della recente decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di smantellare parti fondamentali del precedente programma di dazi di Trump.
Questa settimana, il Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti ha formalmente avviato un'ampia serie di indagini commerciali ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974, per verificare se i principali partner commerciali, tra cui l'Unione Europea, la Cina, l'India, il Giappone e la Corea del Sud, stiano attuando pratiche sleali che svantaggiano l'industria statunitense.
Le indagini si concentrano sulla presunta "capacità produttiva in eccesso strutturale" nei settori manifatturieri, valutando le politiche che potrebbero essere pregiudizievoli per i lavoratori e le imprese americane. Se le indagini dovessero riscontrare violazioni, potrebbero aprire la strada a nuove tariffe o altre restrizioni commerciali entro l'estate.
Oltre alle preoccupazioni relative alla sovracapacità produttiva, gli Stati Uniti hanno avviato un'indagine separata ai sensi della Sezione 301 per verificare se 60 paesi, inclusi membri dell'UE, stiano facendo abbastanza per impedire l'importazione di merci prodotte con il lavoro forzato, una mossa che potrebbe giustificare ulteriori sanzioni o dazi.
L'avvio di queste indagini fa seguito a una sentenza della Corte Suprema statunitense che ha annullato parti significative di precedenti programmi tariffari, spingendo l'amministrazione a cercare una base giuridica più solida per le misure commerciali a lungo termine.
I funzionari europei hanno respinto le indagini statunitensi definendole ingiustificate, con Bruxelles che ha avvertito che potrebbe rispondere a qualsiasi violazione degli accordi esistenti, sottolineando l'escalation della tensione tra i maggiori blocchi commerciali mondiali.
 
Dossier
Guantanamo e Abu Ghraib
|
|