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Antimafia: un italiano a New York
di
Pino Maniaci
Little Italy, New York. Tra i giganteschi poliziotti irlandesi, c'era anche lui: Joe Petrosino, alto appena un metro e sessanta, spalle larghe e bicipiti possenti.
Un uomo temuto, che non dava scampo a nessuno, nemmeno a quei mafiosi che avevano preso il controllo di Little Italy - facilitati dal fatto che le autorità americane non parlassero la loro stessa lingua - che improvvisamente si trovarono ad avere a che fare con un nemico che li capiva, conosceva i loro metodi e poteva infiltrarsi nei loro ambienti: fu il primo a usare la tecnica dei travestimenti.
Con baffi e parrucca finti, per esempio, riusciva ad avvicinare i criminali e studiare le loro prossime mosse.
In pochi anni, grazie alle sue straordinarie capacità investigative, divenne tenente e gli fu affidata l'organizzazione di una squadra di poliziotti italiani, con la quale diede la caccia alla Mano Nera, un'organizzazione mafiosa dedita al racket all'interno delle comunità italiane degli Stati Uniti.
Portò avanti diverse operazioni ma ad un certo punto decise di infliggere il colpo decisivo, così seguì una pista che lo portò in Italia ma quella missione, che doveva restare segreta, venne svelata su un giornale a seguito di una fuga di notizie.
Petrosino non si tirò indietro e andò in Sicilia per continuare il suo lavoro, forse convinto che la mafia, come a New York, non si azzardasse a uccidere un poliziotto.
Ma non fu così e alle 20.45 del 12 marzo 1909, in una affollatissima Piazza Marina a #Palermo, il detective venne ucciso con quattro colpi di pistola mentre usciva dal ristorante in cui aveva appena finito di cenare.
Ai suoi funerali a NewYork, parteciparono 250.000 persone. Le sue tecniche di lotta al crimine e le sue intuizioni sono ancora valide e praticate dalle forze dell'ordine.
Semplicemente: grazie Tenente Petrosino.
 
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