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Africa e controllo delle risorse
di
Laurent Luboya
«Se vuoi controllare il mondo intero, devi controllare il petrolio», affermava Saddam Hussein. Con questa frase metteva in luce una delle questioni fondamentali nei rapporti di forza internazionali. Dietro molti conflitti contemporanei si nasconde infatti la questione del controllo delle risorse energetiche e delle leve economiche globali.
Da Saddam Hussein a Nelson Mandela, passando per Hugo Chávez e Muammar Gheddafi, diversi dirigenti avevano compreso che la sovranità politica è inseparabile dalla sovranità economica ed energetica. Sapevano che controllare le proprie risorse naturali significava anche poter resistere alle pressioni delle grandi potenze.
Altre figure della storia hanno pagato un prezzo molto alto per aver tentato di mettere in discussione questo ordine mondiale. Si può pensare a Patrice Lumumba, assassinato dopo aver difeso la vera indipendenza del Congo e il controllo delle sue immense risorse. A Thomas Sankara, che sosteneva l’emancipazione economica e la rottura con i meccanismi neocoloniali. Oppure a Salvador Allende, rovesciato dopo aver nazionalizzato settori strategici dell’economia cilena.
Fatta eccezione per Nelson Mandela, la cui lotta ha infine portato a una transizione politica riconosciuta a livello internazionale, molti di questi leader si sono trovati ad affrontare un’opposizione esterna estremamente potente. La loro battaglia è stata spesso condotta in modo isolato di fronte a un sistema internazionale strutturato attorno a interessi economici e strategici enormi.
Oggi questi campi di confronto si manifestano già in Africa, in particolare attorno al controllo dei minerali strategici e delle terre rare, proprio mentre il mondo attraversa una profonda transizione energetica ed economica. Le immense ricchezze del continente — indispensabili per le tecnologie moderne — alimentano sempre più rivalità geopolitiche.
Se questa dinamica non verrà profondamente ripensata, il rischio è che l’Africa diventi uno dei principali teatri di confronto del XXI secolo.
Prima della fine di questo secolo, tragedie ancora più gravi potrebbero verificarsi nel continente africano se la competizione per il controllo di queste risorse continuerà ad intensificarsi e se gli africani non prenderanno fin da ora misure adeguate per farvi fronte.
 
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