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11 marzo 2026
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Governo siciliano senza pudore
di Santina Sconza *

Accade in Sicilia, al Parlamento regionale, ogni giorno un inquisito, ogni giorno un arresto ma il governo se ne lava le mani e continua a governare.

Ieri Salvatore Iacolino direttore generale del Policlinico di Messina è risultato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione.

Iacolino, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe utilizzato le sue conoscenze per favorire la famiglia mafiosa di Favara, suo paese d’origine.

Il governo regionale siciliano si dimette?

No nella seduta di giunta straordinaria convocata dal presidente della Regione Renato Schifani, su proposta dell’assessora della Salute Daniela Faraoni, ha sospeso Iacolino dall’incarico di direttore generale del Policlinico di Messina, avviando nel contempo il procedimento di revoca della nomina. Poco prima, però, erano state formalizzate le dimissioni da parte di Iacolino.

Secondo l'accusa, Iacolino avrebbe sfruttato la rete di contatti costruita quando era Direttore Generale del Dipartimento Pianificazione strategica dell'Assessorato alla Salute per mettere in contatto Carmelo Vetro, uomo d'onore, con funzionari regionali di alto livello. Gli investigatori sostengono che Iacolino abbia omesso di informare questi funzionari dei precedenti penali di Vetro per mafia.

Tra i contatti facilitati figurerebbero un manager dell'Asp di Messina, il vicepresidente della commissione Antimafia siciliana e il capo della Protezione civile.

Ma chi è Vetro? Nel decreto di perquisizione, Vetro viene formalmente inquadrato come un "uomo d'onore" della famiglia mafiosa di Favara (Agrigento), già destinatario di una condanna definitiva per associazione di tipo mafioso.

La sua rilevanza, sottolineano gli atti non dipende soltanto dalle condotte illecite contestate, ma anche da una pesante eredità familiare: il padre sarebbe stato un "mafioso di vertice della provincia agrigentina".

Proprio in ragione dei precedenti e delle misure di prevenzione personali e patrimoniali cui è sottoposto, a Vetro avrebbe dovuto essere precluso in modo assoluto l’accesso ad autorizzazioni, appalti e concessioni pubbliche.

Vetro è figlio di una Cosa Nostra evoluta, è la mafia di Giuseppe Guttadauro, medico chirurgo, uomo fidato di Bernardo Provenzano. È la Cosa Nostra evoluta che non spara e che è all'interno dell'economia regionale e italiana ha introiti economici superiori a quello dello stato.

Per i giudici, Carmelo Vetro, figlio di capomafia, «è un uomo a disposizione di Cosa nostra fin dalla tenera età, si muove abilmente all’interno della consorteria, forte della storia familiare e desideroso di avanzare frettolosamente nella carriera criminale».

La sua appartenenza alla 'Gran Loggia d'Italia degli antichi liberi accettati muratori' è definita dagli atti un "collante tra le più diverse componenti della società", essere massone gli avrebbe consentito di tessere e consolidare relazioni trasversali, ben oltre il tradizionale perimetro criminale.

Salvatore Iacolino sarebbe stato usato da Carmelo Vetro come cerniera per instaurare e rinsaldare contatti con figure apicali dell’amministrazione nel settore sanitario e dei lavori pubblici e in questo modo promuoveva gli interessi di imprenditori a lui vicini e direttamente segnalati, tra cui Giovanni Aveni, legato alla gestione di una società a responsabilità limitata.

La collusione tra politici e Cosa Nostra ha segnato e segna la storia italiana, sono esponenti istituzionali che agiscono come intermediari o sostenitori degli interessi mafiosi in cambio di voti e potere.

Politici che si credono potenti e gli va bene quello che fanno, e tutto gli appartiene, fin quando non arriva la mano della giustizia.

Quei giudici che la capo di gabinetto di Nordio Giusi Bartolozzi vuole distruggere “Votate Sì, ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni d’esecuzione”.

Si perché la Magistratura che applica le leggi deve essere eliminata, non bastano 28 giudici uccisi.

* Coordinatrice Commissione Mafia e Antimafia dell'Osservatorio


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