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11 marzo 2026
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Macron esalta il nucleare civile ma non dice dove prenderà l'uranio
di Rita Newton

Il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito martedì l'importanza dell'energia nucleare, "fondamentale per conciliare indipendenza e sovranità energetica, decarbonizzazione e raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2050, e competitività, che consente la creazione di posti di lavoro nelle nostre economie".

Durante il suo discorso al Summit sull'energia nucleare tenutosi a Parigi, Macron ha sottolineato la necessità di competitività, "e quindi di produrre energia al minor costo possibile", affrontando al contempo i problemi del pianeta riducendo le emissioni attraverso la produzione di energia nucleare.

"Vogliamo maggiore indipendenza e, nel contesto geopolitico in cui ci troviamo, vediamo come, quando siamo troppo dipendenti dagli idrocarburi, questo possa diventare uno strumento di pressione o addirittura di destabilizzazione", ha aggiunto Macron.

Il riferimento è non solo al gas russo con gli approvvigionamenti tagliati per le sanzioni e i vari Nord Stream nonché i ricatti di Kiev, ma anche al blocco del traffico di petrolio attraverso lo stretto di Hormuz.

Per non parlare - e non penso che Macron il colonialista ne volesse parlare - dei paesi che in anni recenti sono stati oggetto di aggressioni unilaterali o di coalizione proprio a causa dei loro giacimenti, come l'Iraq e più di recente il Venezuela.

Macron però ha dimenticato di dire dove intende prendere il combustibile per le centrali nucleari, che rende comunque il suo paese dipendente da terzi.

Fino a ieri, infatti, la Francia - che è il secondo Paese al mondo per numero di reattori dopo gli Stati Uniti e primo produttore nucleare europeo - importa la quasi totalità dell'uranio grezzo necessario e fino a poco tempo fa saccheggiava le riserve nigeriane.

Ma da quando è nata l'alleanza dl Sahel, formata tra Mali, Niger e Burkina Faso, la sua ex colonia africana ha ritirato la disponibilità, generando anche un tentativo di aggressione mascherato da intervento contro il golpe militare.

Aggressione caldeggiata da Parigi e cui pure la UE guardava positivamente, con il supporto della Cedeao (Ecowas, che avrebbe dovuto difendere gli interessi africani), ma che fu impedita dal boicottaggio dei paesi confinanti con il Niger, indisponibili a fornire la logistica per aeri e truppe.

Oltre al Niger, la Francia importava da Kazakistan, Russia e Australia, ma pure la fonte russa non pare offrire garanzie di indipendenza. E fra i maggiori produttori di uranio del mondo oltre alla Russia vi è la Cina - con cui la Francia non ha buoni rapporti - e l'Ucraina, che anche per questo fa gola a molti ma le cui risorse sono appunto già ipotecate.

In definitiva, a causa della sua politica estera, all'equazione energetica di Macron manca un elemento.

A meno che vi sia l'intenzione di fare ricorso alla travagliata Repubblica Democratica del Congo, visto che altri paesi africani, come la Namibia - dove la presidente Netumbo Nandi-Ndaitwah ha una politica poco accogliente verso gli ex colonizzatori dell'Africa e ritiene utile gestire i giacimenti di uranio internamente per creare posti di lavoro, e il Sudafrica, paese BRICS, sono piuttosto impermeabili allo sfruttamento.


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