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11 marzo 2026
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Biennale di Venezia nel ciclone politico
di Elisa Fontana

Oggi vi parlerò brevemente della Biennale di Venezia, di Pietrangelo Buttafuoco presidente della medesima e dell’ipocrita Europa. Una vicenda che parla di arte e artisti e sembra davvero aver poco a che fare con la politica e, invece, è politicissima.

Pietrangelo Buttafuoco, giornalista, uomo di cultura, uomo di teatro, scrittore è un intellettuale di destra fin dai tempi del Fronte della Gioventù, una matrice politica familiare mai rinnegata, anzi. E appena Meloni è arrivata a Palazzo Chigi lo ha nominato presidente della Biennale di Venezia, contando su uno degli sparutissimi nomi che nel campo culturale potessero risplendere di luce propria senza nascondersi esclusivamente dietro l’appartenenza politica.

Buttafuoco non ha mai negato di essere in quel posto per volere di Meloni, ma ha saputo guadagnarsi la stima di tutto il mondo culturale che gravita intorno alla Biennale anche per l’apertura mentale dimostrata, oltre che per il bagaglio culturale. Esempio rarissimo di una persona piazzata per volere politico di cui questo governo non si è dovuto vergognare per un motivo o per l’altro.

Ora, accade che una settimana fa Buttafuoco dà la notizia che dopo quattro anni la Russia riaprirà il proprio padiglione a Venezia e porterà le proprie opere e i propri artisti. E aggiunge “Tutti i paesi in guerra in questo momento saranno qui a Venezia. Io apro a tutti, non chiudo a nessuno. Ci saranno Russia, Iran, Israele, Ucraina e Bielorussia. Tutti”.

E per sottolineare il suo pensiero ci ricorda il concetto di tregua e continua “abbiamo tradito lo spirito olimpico, lo spirito degli dei. La prima cosa che imparavi al liceo era che esiste un momento, alto e sacro, in cui le armi si devono fermare, un momento in cui devi fare incontrare i popoli che sono in guerra fra loro”. Insomma una dichiarazione e un intento altissimi, una sorta di politica estera non convenzionale ma che potrebbe dare frutti insperati.

E a scansare questo pericolo, due minuti dopo che Buttafuoco ha finito di parlare, il ministro Giuli fa sapere, a nome anche del governo italiano, di non essere affatto d’accordo con la decisione e la scelta di Buttafuoco, relativamente alla presenza della Russia. Buttafuoco non fa un plissé e commenta serafico “ringrazio il ministro per aver sottolineato questa diversità di posizioni… perché conclama l’autonomia di una istituzione che da 130 anni costruisce un sentiero dove chiusura e censura sono ancora una volta fuori dall’ingresso della Biennale”.

Ma se non bastasse la contrarietà del ministro e di tutto il governo, è scesa in campo addirittura tutta l’Europa, Ucraina compresa. In una lettera firmata da 22 ministri della cultura e degli esteri, la dirigenza della Biennale è stata invitata a “riconsiderare la partecipazione della Federazione russa all’Esposizione internazionale d’arte”.

Vi pare sufficiente? Ingenui. Si è mossa persino la Commissione europea a Bruxelles e ha comunicato di essere pronta ad “ulteriori azioni, tra cui la sospensione o la cessazione di una sovvenzione della UE in corso alla Fondazione Biennale”.

Insomma una tempesta mediatica e politica da far rimanere senza parole. Una Europa che da anni non fa che balbettare in politica estera, che ha accettato supinamente le posizioni prima di Biden e poi di Trump, senza mai pensare di mettere in campo un’azione diplomatica autonoma, anzi lanciandosi nella pugna “fino alla vittoria finale” nella sua totale ottusità non comprende lo spirito di una manifestazione culturale che gode di grandissimo prestigio in tutto il mondo, non coglie la possibile occasione di creare qualcosa di positivo, di gettare un ponte, di creare un’opportunità.

E arriva alla volgarità miserabile di minacciare la chiusura di una sovvenzione europea alla Biennale. Che poi, volendo entrare in questo gioco perverso e allo stesso tempo cretino, perché la Russia no e Israele sì? Ma forse è pretendere troppo da una istituzione politica che ha dimostrato con questa storia fino in fondo la propria miseria istituzionale, politica storica. Anche a nome del governo italiano, come direbbe Giuli, che in questi anfratti della storia non si tira mai indietro.

A Buttafuoco l’onore delle armi, per aver saputo in un sol colpo unificare la coraggiosissima Europa contro gli artisti russi. Spero che tenga il punto, anche se capisco che il ricatto è grande e le forze in campo impari.


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