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11 marzo 2026
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Solidali a corrente alternata
di Raffaele Florio

Quando la politica scopre improvvisamente la libertà di stampa, c’è sempre da preoccuparsi. Non per la libertà di stampa, che per fortuna sopravvive anche alle ipocrisie, ma per la qualità dell’indignazione che improvvisamente sgorga dalle tastiere dei professionisti della solidarietà selettiva.

L’ultima puntata del teatro dell’assurdo vede protagonista il partito Fratelli d’Italia, che si lancia in un post infuocato a difesa dei giornalisti de Il Foglio, dopo una frase attribuita al procuratore Nicola Gratteri: "Con voi faremo i conti dopo il referendum". Apriti cielo: parole grosse, accuse di intimidazione, e soprattutto l’immancabile appello alla libertà di stampa.

Tutto molto nobile. Tutto molto commovente. Se non fosse che arriva da un partito – Fratelli d’Italia appunto – che negli ultimi anni ha scoperto l’amore per i giornalisti più o meno nello stesso modo in cui un gatto scopre l’affetto per i canarini. Il punto, però, è un altro.

Se un giornalista fa una domanda scomoda a un magistrato, il giornalista fa il suo lavoro. Se un magistrato risponde male o scivola su una frase infelice, farà bene a correggersi o a spiegarsi. Fine della storia. Non serve trasformare ogni incidente verbale in un manifesto politico, né tantomeno usarlo come clava propagandistica.

Perché quando la libertà di stampa diventa uno slogan da social, di solito significa che qualcuno la sta usando come scenografia. E così accade l’impossibile: politici che per anni hanno trattato i giornalisti come fastidiosi disturbatori della quiete governativa improvvisamente scoprono la sacralità delle domande scomode. Ma solo quando colpiscono l’avversario di turno o il personaggio giusto.

La verità è che la libertà di stampa non funziona a targhe alterne. Non si accende quando conviene e non si spegne quando dà fastidio. Non è un cartello da esibire nelle campagne referendarie o nelle schermaglie tra correnti politiche. È un principio semplice: i giornalisti fanno domande. A tutti. Anche ai magistrati, anche ai politici, anche a chi si sente intoccabile.

E se davvero qualcuno vuole difenderla, non servono slogan indignati o solidarietà da palcoscenico. Basterebbe una cosa molto più difficile: coerenza.

Ma quella, purtroppo, non si stampa nei post.

Si pratica. E di questi tempi è merce rarissima.


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