Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
09 marzo 2026
tutti gli speciali

L'odio non può salvarti dal tuo destino
di Rinaldo Battaglia *

A volte succede che, quando l’uomo non riesce a rendere giustizia su alcuni crimini inqualificabili, il destino, il fato ne prenda il sopravvento e si sostituisca all’uomo stesso, lasciandogli un ruolo marginale, quale solo di strumento di quel volere. Può succedere e a volte succede. Come è successo ad un certo Alois Brunner.

Chi era - vi chiederete - Alois Brunner? E la riposta potrebbe anche riportare altri nomi quali Alois Schmaldienst ai tempi della resa nazista o Georg Fischer per la Croce Rossa di Ginevra oppure Abu Hussein per la Siria di Hafez el Assad. Perchè il vero Alois Brunner è stato tutto questo. Prendendo di volta in volta gioco della giustizia degli uomini.

Per meglio identificarlo va detto che, quand’era ufficiale delle S.S., Adolf Eichmann lo presentava talvolta come il suo «padrino di matrimonio» e talvolta come il suo «uomo migliore», per l’aderenza delle loro tesi, in tema di razze e di vite indegne da esser vissute.

A neanche 30 anni, Alois Brunner aveva avviato con Eichmann il brevetto e lo sviluppo su larga scala dei gas-van, uno dei metodi più disumani per lo sterminio di massa degli ebrei, utilizzando monossido di carbonio, prodotto dai gas di scarico che si incanalavano all'interno dei veicoli. Morti terribili in quanto lente, lentissime. La costruzione delle camere a gas, utilizzando il gas insetticida Zyklon B, verrà dopo e sarà solo il passo consequenziale. L’odio verso gli altri, verso i nemici della sua ideologia diventata una fede in cui credere fino alla morte, l’odio verso gli ebrei e le vite indegne di esser vissute saranno la sua bussola di guida. Solo odio niente di più e niente di meno.

Adolf Eichmann lo aveva bene compreso e appena conquistata la Francia, mandò il giovane SS-Hauptsturmführer Alois Brunner a sterminare gli ebrei francesi. In breve, diventerà il responsabile del campo di Drancy dal giugno 1943 all'agosto 1944, e colpevole della deportazione ad Auschwitz di almeno 140.000 vite. Sarà dal giorno della liberazione di Parigi, nell’agosto 1944, ricercato da tutti i francesi. Vanamente.

E mentre gli Alleati cercavano i capi nazisti, sul finire della guerra, Alois Brunner girava tranquillo tra la Slovacchia e le macerie della Germania, nascondendosi fra gli esuli tedeschi, costretti a scappare dalle terre prima conquistate e poi perdute. Divenne così Alois Schmaldienst, un camionista profugo tra i profughi.

Passò pertanto il processo di Norimberga, passò i primi processi minori, ma già nel 1953 i francesi lo condannarono, ben due volte, a morte in contumacia per crimini contro l'umanità. Poteva rischiare? A quel tempo ogni criminale nazista o fascista poteva contare sulla 'via dei topi' che dal Vaticano ti portava ai Tropici. Saranno 30.000 i figli di Hitler e del Duce che beneficeranno di quel 'tour operator' gestito con successo dal vescovo di Pio XII Alois Hudal. E così eccolo nel 1954, a Roma, con in mano un passaporto falso della Croce Rossa, troppe volte amica e complice nella Rat-Line. Era intestato a Georg Fischer e che la sua fotografia fosse perfettamente uguale a quella di un ricercatissimo nazista non destò alcuna sorpresa. Del resto era già successo anche a gentaglia come Mengele, ben più ricercata e conosciuta.

Solo che il novello Georg Fischer non se la sentiva di andare in pensione ai tropici: era un militare, uomo di guerra, uomo razzista e antisemita. Aveva troppo odio ancora da utilizzare, non poteva abdicare. Preferì quindi dirigersi non in Argentina, ma verso il mondo arabo, già in guerra dal 1948 col nuovo Stato degli ebrei.

Secondo recenti ricerche della rivista francese Revue XXI, già nel 1954, Brunner collaborò ad alti livelli col Fronte di Liberazione Nazionale algerino, “acquisendo armi per combattere il dominio coloniale francese”. In breve sarà inserito nella lista nera, subito, dei servizi segreti francesi e, poi, del Mossad israeliano. Ma prima che fosse troppo tardi, eccolo di nuovo esule altrove. Dapprima in Egitto e poi soprattutto in Siria. Qui il terreno era più fertile, qui il partito Baʿth stava emergendo e in opposizione al neonato Stato di Israele si cercavano ‘competenze qualificate’. Farà carriera ed in breve diventerà l’uomo di fiducia dell’astro nascente del regime: Ḥāfiẓ al-Asad, che comanderà a Damasco dal 1971 fino alla morte, nel 2000, lasciando poi il potere al figlio Baššār al-Asad, che noi abbiamo avuto modo di bene conoscere negli ultimi decenni.

Alois Brunner, ora evolutosi in Abu Hussein, divenne in fretta il maestro in tecniche di tortura verso dissidenti del regime, dentro i servizi segreti siriani. Con un occhio di riguardo verso gli ebrei di Israele (dal ’56 al ’73 vi saranno ben tre guerre). Il Mossad lo cercherà e già nel 1961 (al tempo del processo contro Adolf Eichmann) lo colpirà con un primo attentato. Un secondo nel 1980. Uscirà vivo anche questa volta ma perderà un occhio e quattro dita della mano sinistra. In Israele subirà altri processi ed altre condanne per la sua attività nella Shoah francese. Ma senza mai essere preso. E mentre il maestro e capo Eichmann veniva impiccato, il suo «uomo migliore» continuava ad essere ricercato in Germania, Francia, Israele ma lui proseguiva, imperterrito, il suo lavoro a Damasco indisturbato.

A volte però succede che, quando la giustizia umana fallisce – perché vigliaccamente vuol fallire - il destino, il fato ne prenda il sopravvento e si sostituisca alla giustizia stessa, lasciando all’uomo solo un ruolo marginale, quale solamente di strumento di quel volere. Può succedere e ad Alois Brunner è successo.

Più tesi sostengono, infatti, che sul finire degli anni 80, quando il potere a Damasco di Ḥāfiẓ al-Asad era sicuro e bene assestato, dopo quasi 20 anni di regime, il ‘numero uno’ ritenne pericoloso avere al suo fianco 'gentaglia' come Alois Brunner ora Abu Hussein. Non gli serviva più e da forza poteva diventare minaccia. Succede spesso, più facilmente di quel che si possa pensare.

Documenti trovati negli archivi della Stasi, dopo la caduta del muro di Berlino, provano che nel 1988 il regime di Damasco stesse concludendo uno scambio “per accordi commerciali e una somma di denaro offerta dalla Repubblica Democratica Tedesca”. Alois Brunner ora Abu Hussein doveva essere venduto a Berlino est ed “estradato dalla Siria alla RDT". Un altro documento, facente capo all'allora Ministro degli Esteri della Germania dell'Est, Oskar Fischer, e risalente all'aprile del 1989, invitava la Magistratura quanto prima “a procedere con i preparativi per il processo penale a carico di Brunner”. Stava per arrivare l’ora del giudizio per il boia di Drancy in terra di Germania. Solo che il 9 novembre 1989 il mondo cambiò: cadde il muro, morì in breve la RFT e nessuno volle più comperare l’ex-nazista. Era arrivato il momento della distensione, dell’unione delle due Germanie. Perché allora ritornare a processi sulla vecchia Germania?

E se per Ḥāfiẓ al-Asad era una minaccia, l’unico posto in cui poteva finire era la galera nelle terribili prigioni siriane. Venne così posto sotto "arresti domiciliari" in una delle tante cantine del regime, dove la porta, una volta entrato il prigioniero, veniva chiusa e mai più riaperta. Si usciva solo per la sepoltura finale.

Si racconta che il disprezzo di Brunner verso 'le vite indegne di vivere' sia durato ugualmente fino alla morte. Tra grida di disperazione ma anche di odio totale verso il mondo. Solo odio, né più né meno. Senza alcuna umana pietà. E mentre la giustizia terrena proseguiva senza efficacia nelle sue condanne, Brunner moriva di fame in uno scantinato di un condominio nel quartiere diplomatico di Damasco. Solo nel 2001, sempre in Francia, veniva infatti ancora condannato in contumacia all'ergastolo con una nuova specifica accusa che non gli era mai stata rivolta prima: l'arresto e la deportazione su treni bestiame verso i campi di sterminio di Auschwitz e di Bergen-Belsen di 345 orfani della zona di Parigi, la cui età andava dai 15 giorni ai 18 anni e, dei quali, solo 61 si salvarono.

Una delle guardie della prigione (identificato solo come Omar) anni dopo dichiarerà ad alcuni giornalisti ancora di Revue XXI che Brunner (Abu Hussein), "ha sofferto e pianto molto nei suoi ultimi anni, tutti lo hanno sentito". Non solo: "non riusciva nemmeno a lavarsi". Tutto quello che aveva da mangiare erano "razioni militari - roba terribile - e un uovo o una patata. Doveva scegliere l'una o l'altra".

Tutto questo per almeno 12 anni, perchè sembra che Brunner sia poi morto nel dicembre 2001, all’età di 89 anni, e subito sepolto, segretamente e secondo i riti musulmani, nel cimitero della città di Al-Affif. Altri diranno, invece, che è morto solo 16 anni fa - nel marzo 2010 - all'età di 98 anni, ma sempre da carcerato. E quindi con una agonia di oltre 20 anni.

Va detto però che l'intervista di Revue XXI venne ritenuta attendibile dal Simon Wiesenthal Center e la morte nel 2001 la più probabile. Anche secondo il 'Guardian' su Brunner - allora il nazista più ricercato ancora in vita - questa è la tesi più sicura. In ogni caso, che la sua agonia sia durata 12 o 20 anni, risulta un periodo più che sufficiente, per un uomo, per capire il ‘senso' del suo odio verso gli altri, verso i nemici della sua ideologia diventata fede, del suo odio verso gli ebrei e le vite indegne di esser vissute. Tra la fame e la solitaria disperazione avrà avuto tempo per 'studiarsi' un poco e magari capire per davvero il 'valore' della vita in quanto vita.

Un giorno Jim Morrison disse che “l'amore non ti può salvare dal tuo stesso destino”. Non so se sia vero, so solo che nel caso di Alois Brunner l’odio, di certo, non lo ha salvato. Anzi il destino, il fato è intervenuto per condannare là dove la giustizia terrena non era riuscita a giudicare e punire crimini così atroci e disumani.

L’odio non può salvarti dal tuo destino. Non può succedere e non succede. Come non è successo ad un certo Alois Brunner.

E tutto lascia pensare - in questi anni di odio - che non sarà l'unico caso.

9 marzo 2026 - 16 anni dopo - liberamente tratto dal mio 'Mi chiamo fuori' - Amazon - 2025

* Coordinatore Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio


per approfondire...

Dossier diritti

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale